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Annales Caesenates

Anno: 2003

Numero Collana: 21

a cura di E. Angiolini, pp. 228
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Indice
Introduzione VII
1. Gli Studi sulla cronachistica e la cronachistica romagnola VII
2. Gli Annales Cesenates: il processo di formazione del codice Brandolini e le sue questioni testuali X
3. Tempi, modi e problemi dell'edizione muratoriana degli Annales Cesenates XXVII
4. I nuovi tentativi di edizione degli Annales Cesenates XXXV
5. La fortuna degli Annales Cesenates nella storiografia XLII
6. Moventi e caratteri degli Annales Cesenates XLVII
7. La lingua degli Annales Cesenates LXI
8. Criteri di trascrizione e di edizione LXIV
CRONICA ANTIQUA CIVITATIS CESENE ET ALIARUM CIVITATUM ROMANDIOLE ET EXTRA DICTAM PROVINTIAM 1
Indici 197
Indice dei nomi di persona 199
Indice dei luoghi 213
Indice degli autori e dei curatori 225

Gli Annales Caesenates costituiscono una tra le più importanti fonti cronachistiche lasciate in eredità dal Medio Evo romagnolo, frutto di un significativo rigoglio di attività storiografica ad opera di più autori laici ed ecclesiastici - canonici della cattedrale e notai vicini all’episcopio di Cesena - attivi nei primi decenni del XIV secolo. Raramente il processo di formazione di un testo, nonché i tempi e i modi della costituzione del codice che lo tramanda, si presentano così inestricabilmente connessi come nel caso degli Annales Caesenates: infatti l’aspetto più originale del testo, quale lo ha conservato l’unico testimone significativo (il codice Brandolini della Biblioteca Comunale di Forlì), è il suo carattere di raccolta di testi compilati da più mani, e il fatto che questo carattere non sia stato nascosto ad arte dal raccoglitore di questi materiali storiografici, bensì sia stato evidenziato nel corso dell’opera attraverso metodiche citazioni a margine, quasi a testimoniare di un’opera sentita come frutto collettivo di una sensibilità comune. L’inizio di questa opera di compilazione si data al 1334, quando il canonico Francesco di San Tommaso iniziò a giustapporre e poi a continuare i passi delle altre fonti (una precedente Cronica antiqua canonice Cesene e le cronache dell’altro canonico Reale, dei notai Pietro d’Acquarola e Guido da Monleone e del sacerdote Zelino da Luzzena); la narrazione si stende prendendo le mosse a ritroso dal 1162 e spingendosi, in maniera via via più approfondita, fino agli anni Sessanta del Trecento. Davanti al principale problema interpretativo posto a chi si voglia avvicinare criticamente agli Annales Caesenates, cioè se si debba considerare l’opera come una «voce sola», ovvero come un «coro» di voci tra loro più o meno consonanti, l’analisi dei contenuti prevalenti nel contributo di ciascun autore compiuta nell’Introduzione curata da Enrico Angiolini porta ad evidenziare come l’intero gruppo di cronisti si mostri animato da interessi convergenti: in tutti loro predomina l’osservazione privilegiata delle vicende civili, politiche e militari di Cesena, animata da un orgoglioso municipalismo e da una convivenza contraddittoria tra le aspirazioni del patriottismo civico e l’appoggio disincantato accordato ai rettori pontifici che, lungo il corso del Trecento, cercano con scarsi risultati di sostanziare il controllo pontificio sulla Romagna saldamente in mano alle principali signorie (Malatesti, Da Polenta e Montefeltro). Piuttosto, sempre a livello di analisi dei grandi motivi generali sottesi a tutta l’opera, non si può non osservare come, pur trattandosi di una cronaca scritta da uomini di formazione sia laica sia ecclesiastica, ma comunque a vario titolo operanti in stretto rapporto con il capitolo della cattedrale e con l’episcopio cesenate, vi risultino quasi del tutto assenti la realtà ecclesiale ed il fatto religioso in tutti i loro aspetti e manifestazioni. Gli Annales Caesenates erano già stati editi una prima volta nel 1729 ad opera di Ludovico Antonio Muratori all’interno della serie dei Rerum Italicarum Scriptores: se pure è assiomatico che dal punto di vista metodologico l’edizione muratoriana non avrebbe potuto comunque attestarsi su criteri soddisfacenti per i lettori di oggi, in occasione di quell’edizione furono pure compiute scelte destinate a complicare fortemente e per lungo tempo la comprensione della cronaca cesenate in quelle che sono le sue peculiarità, giacché innanzitutto fu tralasciato di evidenziare nel testo la natura collettiva dell’opera. Ciò non di meno questa cronaca ha goduto di larga fortuna, più che come oggetto di indagine critica, come «magazzino» di notizie ampiamente frequentato dalla storiografia di argomento cesenate (da Giuliano Fantaguzzi a Scipione Chiaramonti ed oltre), magazzino a volte «saccheggiato» senza scrupoli, tra parafrasi e volgarizzamenti non dichiarati ma fin quasi letterali. La crescente consapevolezza dei limiti dell’edizione dei Rerum Italicarum Scriptores fece sì che gli Annales Caesenates fossero oggetto di sfortunati tentativi di riedizione nel corso del XX secolo (ad opera di Emilio Lovarini e di Lino Sighinolfi), anch’essi ricostruiti nell’Introduzione alla nuova edizione; finalmente tra gli anni Settanta e Ottanta da poco passati Gherardo Ortalli, con i suoi studi ad ampio raggio sulla cronachistica romagnola, ha fornito una serie di contributi originali di cui ci si è potuti proficuamente giovare per realizzare quest’opera. .

Autore

Enrico Angiolini (Castelfranco Emilia, 1967) affianca l’attività di archivista libero-professionale alla ricerca storica. I suoi interessi storiografici sono orientati principalmente verso lo studio delle vicende sociali, politiche ed istituzionali della Romagna tardo-medioevale, con particolare riguardo ai temi del governo e dell’amministrazione nella società comunale e signorile romagnola, indagate avvalendosi prevalentemente delle fonti normative e deliberative (statuti e deliberazioni consiliari). Nell’ambito di questi studi di storia istituzionale romagnola Enrico Angiolini conta numerosi contributi relativi alla produzione statutaria e ai margini di autonomia delle comunità romagnole sottoposte alle signorie estense e malatestiana e poi allo stato pontificio: in particolare ha preso parte alla redazione del Repertorio degli statuti comunali emiliani e romagnoli, coordinato da Augusto Vasina presso l’Università di Bologna, curando voci relative ai territori ravennate, riminese e modenese e ha curato l’edizione degli Statuta et ordinamenta comunis Savignani. Gli statuti malatestiani di Savignano sul Rubicone (1378) (Villa Verucchio, Pier Giorgio Pazzini Stampatore Editore, 2001) e degli Annales Caesenates (Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2003).