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Il Registro della Cancelleria di Federico II del 1239-1240

Anno: 2002

Numero Collana: 19

a cura di C. Carbonetti Venditelli, pp. 1069
Prezzo 59,50 Non disponibile
Indice
Prefazione, di Massimo Miglio e Rudolf Schieffer VII
Premessa IX
Introduzione XVII
1. La Storia XVII
2. Il manoscritto originale e le copie XXIXI
3. Registro di cancelleria L
Nota all’edizione LXXXIII
Opere citate XCI
Repertorio cronologico dei Documenti CV
Registro della cancelleria di Federico II 1
Indici 943
Indice dei destinatari delle lettere 945
Indice degli ufficiali che compaiono come relatori 965
Indice degli scrittori dei documenti e delle registrazioni 967
Indice dei nomi di persona e di luogo, delle cariche, dei titoli e delle istituzioni 971
Indice dei nomi degli autori e delle opere anonime citati nell'introduzione e nel commento 387

Per lungo tempo unico e prezioso cimelio conosciuto e conservato della cancelleria federiciana, il registro di Federico II andò distrutto, com’è noto, nel rogo che è passato alla storia come uno dei più gravi disastri archivistici dell’ultimo secolo, appiccato alla fine del settembre 1943 dalle truppe tedesche in ritirata dal meridione d’Italia al deposito dove erano stati trasferiti per motivi di sicurezza i fondi più antichi e preziosi del Grande Archivio di Napoli. A sessant’anni dalla sua distruzione e dopo vicende editoriali protrattesi per un circa un ottantennio, vede la luce l’edizione del registro, condotta sulla base delle riproduzioni fotografiche, di estratti e copie erudite, di precedenti trascrizioni. Il registro, strettamente riservato agli affari del Regno (vi erano cioè registrate soltanto le lettere che la corte inviava ai funzionari provinciali per comunicare le misure prese in merito alla gestione del regno), era frammentario fin dalla sua prima apparsa sulla scena delle fonti archivistiche napoletane, alla fine del Cinquecento, ed abbracciava solo un breve arco cronologico, che andava dai primi giorni di ottobre 1239 agli inizi di maggio 1240. Tuttavia l’elevato numero di lettere registrate (quasi milleduecento) e l’ampio ventaglio di argomenti trattativi ne fanno una fonte di eccezionale importanza per la storia del regno di Sicilia nei mesi cruciali successivi alla scomunica di Federico II e all’indizione della crociata contro di lui da parte di Gregorio IX. L’edizione è stata condotta adattando le tecniche ormai comunemente accolte per la pubblicazione dei documenti latini alle peculiarità di questo particolare tipo di fonte, dando ampio spazio, soprattutto, ai regesti e alle parti introduttive, là dove si ricostruisce l’iter di formazione delle lettere (per questo è stata introdotta una breve sezione dove compaiono i nomi del personale di cancelleria coinvolto nella loro produzione) e si evidenziano i nessi di vario genere che legano missive accomunate da una comune origine (prodotte cioè a seguito di uno stesso ordine). Inoltre si è tenuto massimo conto della struttura del registro e del suo carattere di unicità e insieme di coerenza e uniformità che lo contraddistingue, carattere che è stato mantenuto ed evidenziato al meglio, non solo conservando l’ordine col quale le registrazioni si susseguono al suo interno, ma anche, ad esempio, adottando caratteri diversi per le registrazioni e le note (coeve o posteriori) che le incorniciano, attribuendo un numero d’ordine a ciascuna registrazione indipendentemente dal fatto che fosse relativa a una o più lettere e considerando quindi come unità minima documentaria la registrazione in quanto tale, accorpando sotto un unico regesto le sequenze di lettere registrate “a catena”, ovvero le similes spedite nella stessa forma a diversi destinatari. Nell’introduzione (pp. IX-CIII), oltre alle consuete note relative alla storia del registro ed alle modalità di trasmissione del testo, si affronta in particolare il tema della sua funzionalità, che viene analizzata e vista attraverso una particolare lente, quella delle forme, ossia del modo in cui il registro era stato pensato e costruito e degli accorgimenti redazionali che erano stati adottati per ottenere non tanto un contenitore di documenti, quanto uno strumento di lavoro realizzato in cancelleria per la cancelleria e per la corte, improntato in funzione della massima visibilità e dell’immediata reperibilità della notizia, al fine di facilitarne la consultazione per poter ricostruire in qualsiasi momento lo stato di ciascuna questione della quale la corte si era occupata tramite la corrispondenza scritta.

Autore

Cristina Carbonetti Vendittelli è professore ordinario di Diplomatica ed insegna Diplomatica e Paleografia Latina presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Universitàdi Napoli Federico II. Ha già, curato altre edizioni di documenti (Le piùantiche carte del convento di San Sisto in Roma (905-1300), Roma 1987, Liber memorie omnium privilegiorum et instrumentorum et actorum communis Viterbii (1283), Roma 1990, Le pergamene degli archivi di Bergamo. Aa. 1002-1058, Bergamo 1995, Margheritella. Il più antico liber iurium del comune di Viterbo, Roma 1997). Tra i suoi lavori di sintesi più recenti si segnala Documenti su libro. L’attività documentaria del comune di Viterbo nel Duecento, Roma 1996.