Pubblicazione: 3-03-2011, Corriere della sera (scarica in formato pdf)
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E il prossimo ministro dica l'amara verità

L’ onorevole Sandro Bondi lascia il ministero per i Beni e le attività culturali: della sua uscita nessuno si accorgerà né rimpiangerà la sua dipartita dal Mibac. Buon uomo, come si soleva dire, è stato sempre assente, non solo per la mancanza di un qualsiasi progetto per i beni culturali, ma anche per la sua latitanza fisica: persino i decreti di nomina dei dirigenti gli venivano portati a casa per la firma e, se in tempi estivi, nel suo luogo di vacanza. Unico suo atto che lascia un segno è la decapitazione della dirigenza del ministero con una ingiustificata applicazione della legge Brunetta sui possibili pensionamenti con 40 anni di contributi. Al Mibac ha governato il Capo di gabinetto che, con la sua intraprendenza, ha emarginato anche il sottosegretario Francesco Giro. Bondi ha assistito inerme alla progressiva erosione del bilancio del suo ministero senza battere ciglio, anzi facendosi sbeffeggiare dal suo collega Tremonti; persino il ministro Gelmini è riuscita a farsi valere, almeno ascoltare, non lui. Cosa augurare al nuovo ministro? Anzitutto capire e far capire che il patrimonio culturale in Italia è una struttura portante non solo della nostra storia e dell’identità nazionale, ma della nostra economia; quindi spiegare che gli investimenti in questo settore non sono solo un dovere civile e un impegno di fronte al mondo intero, ma creano benessere e sviluppo, non sono spese improduttive. Ancora, spiegare che beni culturali non sono solo le opere d’arte, i siti archeologici, i monumenti architettonici, ma anche le biblioteche, gli archivi, i grandi istituti culturali che svolgono attività di ricerca e di formazione: i tagli di bilancio anche in questo campo hanno conseguenze disastrose nel medio e lungo termine. Soprattutto il nuovo ministro si renda conto che, per il 2011, l’incidenza del bilancio del Mibac sull’intero bilancio dello Stato è sceso al 0,19%(circa la metà rispetto al 2005, ed era già percentuale risibile); le risorse programmabili nel 2011 per gli interventi di tutela dell’intero patrimonio culturale sono diminuiti del 39%rispetto al 2010. Di fatto l’amministrazione non è in grado in alcun modo di assicurare tale tutela, come ancor di recente ha sottolineato il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. Quindi si faccia dare dai funzionari una tabella precisa dei bilanci del Mibac negli ultimi anni, comparandoli a quelli degli altri ministeri. Dal confronto vedrà che non è vera l’affermazione attribuita al ministro Tremonti di avere operato tagli orizzontali omogenei. Veda il bilancio del ministero della Difesa, intatto, e si faccia spiegare se è coerente con la generale politica di rigore la dotazione della Marina militare della portaerei Cavour, in servizio dal 10 giugno 2010, costata 2 miliardi, 111 milioni di euro, precisamente un decimo della legge finanziaria; portaerei fin qui priva di aerei perché l’industria americana ne ha per ora fermata la produzione. Domandi ancora di quanto siano state ridotte auto blu e scorte, oggi più di mille nel solo Lazio. Infine il nuovo ministro si faccia dare dagli uffici del Mibac— che oggi ha un Segretario generale di alta professionalità — una mappa del patrimonio a rischio e si renderà conto di quale sia il baratro nel quale stiamo precipitando, mentre il governo ha sul tavolo un decreto legge d’urgenza che, con la motivazione di sveltire procedure e aumentare la competitività, annulla il parere delle Soprintendenze nella fase della gestione e controllo dei vincoli paesaggistici, abbassando fortemente il livello di tutela del patrimonio culturale, così da favorire ogni speculazione privata. Infine pubblichi rapidamente un impietoso documento sulla situazione e distruzione del patrimonio culturale italiano facendone un caso nazionale, anzi internazionale.
TULLIO GREGORY