COMUNICATI - ADESIONI - RASSEGNA STAMPA

Comunicati

18 ottobre 2011

Pubblicazione nella GU (n. 243) della legge 23 settembre 2011, n. 169.
Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo

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15 settembre 2011

Care Amiche e cari Amici,

finalmente una buona notizia.

Negli ultimi tempi ho dovuto spesso informarvi delle iniziative governative che prevedevano pesanti tagli ai contributi per gli istituti culturali italiani, se non addirittura la chiusura di realtà culturali che costituiscono la nostra eccellenza. Vi ho costantemente informato sulla difficile situazione economica dell’Istituto storico italiano per il medio evo, nella convinzione che una istituzione vive con la sua comunità di riferimento. Le mie parole hanno avuto spesso il tono drammatico di un bollettino di guerra e a volte facevano presagire una sconfitta definitiva per una gloriosa istituzione che vanta più di 125 anni di attività.

Oggi, per la prima volta, posso condividere con voi una notizia positiva: martedì 13 settembre il Senato della Repubblica in seduta pubblica ha approvato la cosiddetta legge Barbieri, già approvata dalla Camera dei deputati, relativa a Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo. Il provvedimento legislativo riguarda Istituzioni italiane pubbliche e private: la Società internazionale per lo studio del medio evo latino; la Fondazione Franceschini; il Centro di studi sull’alto medio evo e l’Istituto storico italiano per il medio evo.
L'Istituto riceverà un finanziamento annuo di 500.000 euro a decorrere dal giugno 2012 e potrà svolgere in modo più adeguato i nostri compiti istituzionali.

Voglio però aggiungere che il privilegio di cui godranno le istituzioni che studiano il medio evo lascia comunque aperto il grave problema delle altre prestigiose istituzioni culturali italiane per le quali non si vede ancora una soluzione.
Nei due rami del Parlamento la legge, che ha avuto il consenso del Governo, ha incontrato l’apprezzamento e la convergenza di tutte le forze politiche, anche se in sede di votazioni vi sono state differenziazioni. Spero che quanto accaduto possa essere interpretato come una precisa volontà parlamentare di attenzione verso la cultura.

    Massimo Miglio

Roma, 15 settembre 2011

Resoconto sommario della seduta del Senato (scarica il pdf)

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
601a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDI' 13 SETTEMBRE 2011

Presidenza della vice presidente BONINO,
indi della vice presidente MAURO
e del vice presidente NANIA

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).

(omissis)

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2548) Deputato BARBIERI ed altri. - Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 16,58)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2548, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relazione è stata già stampata e distribuita.

Chiedo al relatore, senatore De Eccher, se intende integrarla.

DE ECCHER, relatore. Signora Presidente, colleghi senatori, ad integrazione e completamento della relazione scritta desidero fornire alcuni ulteriori elementi di supporto e di chiarificazione, utili, almeno a mio avviso, a meglio comprendere i vari passaggi che hanno accompagnato e caratterizzato l'iter di questo provvedimento e a legittimare, per altro verso, la richiesta di una valutazione positiva da parte dell'Assemblea.
Nella prima stesura, quella originaria, la proposta di legge faceva riferimento esclusivamente a due enti, ai quali veniva affidato il compito di promuovere la ricerca nell'ambito di quella cultura e di quella storia latina e medievale che di fatto hanno rappresentato in qualche modo la storia dell'Europa. Sono i riferimenti alla romanità, al germanesimo, alla cristianità, a quell'immaginario dei castelli e delle cattedrali che in qualche maniera ciascuno di noi porta nel proprio vissuto e nella propria cultura individuale. I due enti erano il SISMEL (Società internazionale per lo studio del medioevo latino), con un finanziamento iniziale di 1.500.000 euro, e l'ENTMI (Edizione nazionale dei testi mediolatini d'Italia), con 500.000 euro. Nel corso dei lavori presso la VII Commissione della Camera, l'onorevole Manuela Ghizzoni del Partito Democratico, dopo aver evidenziato e sottolineato la positività e l'urgenza dell'intervento legislativo, rimarcava però come mancassero a suo avviso altri enti ugualmente meritevoli di attenzione, e citava in particolare l'Istituto storico italiano per il medio evo e il Centro italiano di studi sull'alto medioevo di Spoleto.
All'unanimità veniva quindi scelto il percorso dell'attivazione di un Comitato ristretto che doveva appunto arrivare nelle intenzioni dei commissari ad una stesura unitaria. Con due successive riunioni - quindici minuti in tutto, a indicare che non vi sono state particolari problematiche - si arrivava a una formulazione condivisa all'unanimità: quella che sostanzialmente ci troviamo ad esaminare oggi in questa sede.
Il documento, con l'approvazione della Commissione (che aveva chiesto addirittura il trasferimento in sede legislativa, a testimonianza del fatto che vi era un'assoluta convergenza delle posizioni), passava quindi all'Assemblea, dove in tutte le votazioni intermedie si registrava un consenso particolarmente ampio. I primi quattro articoli, che sono poi il cuore del provvedimento, venivano approvati con un solo voto di astensione. In sede di votazione finale, su 485 presenti, vi sono stati solo quattro contrari e 190 astenuti, come emerge dalle dichiarazioni di voto, che hanno sottolineato, per un verso la positività del provvedimento, e quindi della norma che si andava ad esaminare, e per altro verso contestato in senso più ampio la politica del Governo nel settore della cultura; quindi, nella specificità del provvedimento avevano espresso comunque una valutazione positiva.
Ho voluto brevemente ripercorrere questi passaggi perché in qualche maniera rendono conto della convergenza da parte di tutte le forze politiche sull'utilità di quel provvedimento, in maniera assolutamente trasversale, perché, al di là di tutto, si vanno a finanziare degli enti assolutamente meritori, seppure in un ambito limitato, definito e ristretto. L'alternativa sarebbe quella di rinviare tutto, di fermare questi finanziamenti, che hanno trovato peraltro una loro legittima copertura. Quindi, il rischio è eventualmente in questa direzione.
Non nascondo, nella mia veste di relatore (peraltro queste riflessioni compaiono nel documento accompagnatorio a mia firma), la sostanziale anomalia del ricorso allo strumento normativo primario per una finalità di questo genere. Quindi, tale procedura denota in effetti elementi che possono destare perplessità e dei momenti anche di incertezza; però, a mio giudizio deve in qualche modo prevalere il buon senso: alla forma bisogna sostituire la sostanza, e la sostanza è quella di un'iniziativa necessaria, che viene definita importante da tutte le parti politiche. Obiettivamente, rinunciare a questa opportunità sarebbe un atto assolutamente privo di responsabilità.
Quindi, alla luce di queste brevissime riflessioni, chiedo all'Aula di esprimere sul provvedimento un voto positivo. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Garavaglia Mariapia. Ne ha facoltà

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, il relatore ci ha richiamato con molta precisione quali sono stati i fondi destinati a quattro grandi e importanti istituti storici, dicendoci anche che i finanziamenti diretti agli istituti storici si limitano peraltro a questi. Come sanno i colleghi, e certamente anche lei, signora Presidente, e il Sottosegretario, saranno 200 quelli che meriterebbero attenzione; tuttavia, pur di non perdere almeno le risorse residue, ci accingiamo a dire perché ci stanno a cuore anche questi istituti.

I quattro istituti, come gli altri, hanno necessità di essere sostenuti anche per valorizzare un tempo della nostra storia e della civilizzazione occidentale. I non studiosi dell'Evo Medio hanno reminiscenze di carattere scolastico o evocazioni letterarie, spesso segnate da giudizi approssimativi e non corretti. L'espressione della vulgata corrente è che si è trattato di secoli bui. Secoli sì, perché fu un periodo molto lungo, ma niente affatto un periodo buio. È stato un periodo di circa un millennio, facendo il conto dell'Alto e del Basso Medioevo, che ha costituito uno snodo, un ponte fra la latinità e la modernità. È stato un periodo che amerei definire luminoso, per l'irradiazione delle culture dall'Italia al Centro e al Nord Europa: la filosofia, la pittura, la lingua. Le lingue neolatine da lì hanno trovato origine e radice. Un lungo tempo che non ha disprezzato né disperso il passato ed ha preparato il futuro. Non ha cancellato neppure le feste e, con una sapiente azione di integrazione culturale, ha cristianizzato celebrazioni precristiane e pagane, convertendole. Penso, ad esempio - e lo sa bene chi conosce la tradizione contadina - all'importanza che ha la festa di San Martino, una festa pagana che ricordava il passaggio delle stagioni in agricoltura.

È stato il primo e compiuto fenomeno globale: la globalizzazione medievale andrebbe approfondita e studiata, perché allora sì che si capirebbe che quei secoli, non solo non erano bui, ma luminosi.

Dalla latinità alla cristianità l'Europa ha integrato differenze di ordinamenti giuridici, di scambi economici: conoscere il Medioevo significa ridare radici al nostro oggi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Ridare radici al nostro oggi vale anche per chi coltiva, difende e aggiorna la nostra lingua.
È noto, e si sentirà in quest'Aula, il rimpianto - parola che evoca sentimenti, ma è rimpianto perché manca - per l'assenza in questa discussione del finanziamento di altre grandi istituzioni: pensiamo all'Accademia della Crusca, che è patrimonio succedaneo al Medioevo. Basta poco, anche ad osservatori non specialisti, per accorgersi di quanto la nostra lingua abbia necessità vitale di essere difesa e fatta conoscere, e questa è la missione dell'Accademia. Una lingua povera, meticciata, strapazzata e rovinata da un lessico da strada lede la tradizione stessa del sapere del nostro Paese.
Questo Governo, dal primo atto di rilievo - la manovra estiva del 2008 - ha dimostrato con i fatti quanto poco abbia a cuore la cultura del nostro Paese e la transizione e la tradizione di una grande cultura alle nuove generazioni. Senza lingua si è senza pensiero, si è senza anima.
Non basta ascoltare un po' in giro i discorsi per capire a che livello qualitativo è stata ridotta la lingua italiana. Quanti sono i vocaboli che vengono usati? C'è un impoverimento incredibile. Qual è la comprensione del significato della lingua italiana da parte di chi legge i giornali o un libro? Abbiamo davvero bisogno che una cultura linguistica garantita dall'Accademia della Crusca possa vivere.
Pertanto il nostro pensiero sulla politica culturale del Governo non può cambiare, a meno che non cambi la politica e, con rammarico, ci troviamo ad operare una scelta incresciosa: piuttosto che perdere questi modesti finanziamenti, accettiamo che questo disegno di legge venga discusso, non senza ricordare che si tratta di un provvedimento di iniziativa parlamentare, anche se il finanziamento è stato deciso dal Governo, anche se non sappiamo con quale criterio. Questo è il dato preoccupante, signor Sottosegretario; almeno vorremmo conoscere i criteri.

Il Gruppo del Partito Democratico in 7a Commissione ha presentato degli emendamenti, che sono stati respinti. Se lo spirito e la pacatezza con cui ricordiamo quanto deve stare a cuore al Parlamento italiano, che guida il presente ed il futuro del Paese, il dibattito al quale ci siamo accinti, probabilmente possiamo chiedere ai colleghi di votare a favore degli emendamenti da noi presentati. Nel caso in cui questo ripensamento avvenga - e sarebbe atto meritorio del Senato - è di tutta evidenza che cambierebbe anche il nostro atteggiamento e il giudizio che mi sono permessa sommessamente di esprimere (anche se sarebbe dovuto essere invece un giudizio pesante ed urlato) nel richiamare la necessità di una politica culturale che diventi priorità.
Con la cultura, cari colleghi, si mangia; non è vero quando si dice il contrario. Cresce la cultura del Paese, cresce il sapere, ci si collega con il mondo, si investe nei saperi terzi legati all'arte, all'archeologia, saperi che nel nostro Paese contribuirebbero, insieme al turismo, attraverso nuovi studi, ricerche e pubblicazioni, a quell'incremento del PIL che in questi giorni stiamo cercando così amaramente di realizzare. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e della senatrice Baio).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.

*VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, noto innanzi tutto con piacere che questo disegno di legge riunisce esponenti di forze politiche differenti, alcune di maggioranza, altre di opposizione. Fra l'altro, desidero sottolineare che il disegno di legge in esame è stato firmato anche dagli onorevoli Della Vedova, Barbaro, Perina, che appartengono al Gruppo Futuro e Libertà della Camera. Questa unitarietà di intenti, che fra l'altro si situa in un momento politico, in un frangente storico molto difficile per il nostro Paese, è certamente di buon auspicio e credo debba far riflettere. Si tratta infatti di una iniziativa condivisibile e importante. È stata sottolineata anche la scelta del disegno di legge, uno strumento abbastanza inusuale essendo normalmente il Governo ad intervenire. Probabilmente, la scelta del disegno di legge è servita anche a superare alcune resistenze governative e a consentire al Parlamento di recuperare una sua centralità, dando impulso ad un investimento nella cultura che in questi anni purtroppo non si è avuto. Esso appare quindi in controtendenza rispetto ad una politica che ha visto pesanti definanziamenti nei confronti della cultura in generale e in particolare nei confronti degli istituti che ora invece ottengono alcuni nuovi finanziamenti. Questa inversione di tendenza, per via di un'iniziativa parlamentare, credo debba essere accolta con grande interesse e favore.
Vi è poi un altro aspetto che depone a favore di questo disegno di legge, vale a dire l'oggetto specifico, il finanziamento di istituti e di fondazioni che si occupano del Medioevo; un'epoca storica fondamentale per la costruzione della nostra identità nazionale. È nel Medioevo che nasce la lingua italiana. È nel Medioevo che si inizia a modellare l'identità italiana e che si definisce l'identità europea. Il Medioevo è anche un'epoca di straordinaria attualità, perché si fondono popoli diversi, si sviluppa una cultura unitaria all'insegna di quell'incontro-scontro, che tuttavia diventa fecondo ed estremamente positivo, tra la romanità da una parte e il germanesimo dall'altra. Anche da questo punto di vista non si possono non cogliere molti stimoli con riferimento al presente e, dunque, si tratta di un finanziamento che anche per questo aspetto assume un significato simbolico.
Probabilmente bisognerebbe inserire simili iniziative in una più ampia revisione della disciplina che norma la contribuzione nei confronti degli istituti culturali. Più volte in Commissione - probabilmente il presidente Possa lo ricorderà - abbiamo sostenuto, anche nelle passate legislature, la necessità di una selezione dei finanziamenti in senso fortemente meritocratico per individuare le punte di eccellenza ed evitare una dispersione di finanziamenti.
Chiedo pertanto al Governo di avviare una revisione generale della disciplina della contribuzione e approfitto di questa occasione, sicuramente felice, per lanciare un appello al Ministro della cultura e al Governo in generale.
Con riferimento alla opportunità di finanziare... (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, non posso davvero consentire che il senatore Valditara debba urlare per farsi sentire. Prego, senatore Valditara.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Con riferimento alla necessità di estendere questo tipo di interventi, proprio in virtù della finalità che ho cercato di sottolineare all'inizio di questo mio breve intervento, cioè quella di valorizzare lo studio delle radici della identità italiana, come non immaginare di estendere questi finanziamenti anche ad altri istituti, ad esempio all'Istituto di studi e programmi per il Mediterraneo, ad esempio alle unità di ricerca del CNR che si occupano della civiltà romana? Credo che da questo punto di vista forse si sarebbe potuta cogliere l'occasione anche per fare un discorso di carattere più generale proprio per tracciare un percorso che arrivi sino ad oggi, passando ovviamente per il nostro Risorgimento, da Roma al Medioevo, sino all'Ottocento, proprio cogliendo il 150° della nostra Unità.
E poi giustamente è stata sottolineata anche la necessità di un finanziamento all'Accademia della Crusca: si diceva che nel Medioevo nasce la lingua italiana, un finanziamento in favore dell'Accademia della Crusca sarebbe stato sicuramente auspicabile in un simile contesto.
Questo è comunque un segnale importante, un piccolo cambiamento di rotta in cui il Parlamento diventa protagonista, e quindi certamente il nostro Gruppo parlamentare voterà a favore, e coglie questa opportunità anche per lanciare un segnale affinché questo tipo di iniziative non siano dei messaggi isolati, ma siano qualcosa che possa consentire anche in altri settori importanti della vita del nostro Paese di realizzare quella concordia di cui abbiamo tanto bisogno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vittoria Franco. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, colleghi, esponenti del Governo, vorrei spiegare il nostro atteggiamento di non piena condivisione del provvedimento al nostro esame. Vorrei dire subito con grande chiarezza che non è per il merito, quanto per il metodo che noi abbiamo dubbi e perplessità. Ne abbiamo chiesto ragione al Ministro, al Governo, ma risposte non ne sono venute. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi!

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, la ringrazio per questo richiamo. Le nostre domande, che riproponiamo oggi al Governo - se il senatore Gasparri mi consente e consente al sottosegretario Villari di ascoltare, se vuole, l'intervento, anche perché sto appunto parlando di domande che abbiamo posto al Governo nella discussione in Commissione e che riproponiamo in questa sede - riguardano i criteri adottati per approvare una legge che sostiene soltanto alcuni istituti (quattro per la precisione) con più di due milioni di euro, vale a dire quasi un terzo dello stanziamento complessivo a favore degli istituti culturali, che è stato, com'è noto, dimezzato nel 2010, mentre ad altri si tagliano risorse. Sono istituti sicuramente importanti quelli oggetto di questo provvedimento, che meritano di essere sostenuti, ma non sono certo gli unici a trovarsi in ristrettezze economiche.
Abbiamo chiesto al Governo che cosa si prevede per il futuro delle altre istituzioni che rientrano nella tabella della legge n. 534 del 1996, che cosa il Governo intende fare per altre istituzioni prestigiose che versano in grandi difficoltà fino a rischiare di chiudere per mancanza di risorse sufficienti. Porto ad esempio l'Accademia della Crusca (la senatrice Garavaglia lo ha già fatto) perché questa è particolarmente significativa, ma potrei citarne altre ugualmente prestigiose, lasciate in agonia. La Crusca non ha ancora chiuso i battenti (bisogna che i colleghi ed il Governo questo lo sappiano) semplicemente perché la Regione Toscana l'ha finora sostenuta e anche per questa istituzione, fra l'altro, c'è una proposta di legge e sarebbe stato un modo intelligente di celebrare il 150° dell'Unità d'Italia quello di finanziare il massimo organismo preposto allo studio, alla ricerca storica e alla promozione della nostra lingua nel mondo.
E invece niente. Tutto è fermo. Solo promesse. Anche gli impegni assunti in 7a Commissione attraverso l'approvazione con voto unanime - lo sottolineo - di un ordine del giorno che prevedeva uno stanziamento congruo di risorse a suo favore come a favore degli altri istituti, sono stati disattesi.
Rigettando i nostri emendamenti, il Governo, con poche e scarne parole ha motivato il suo no con una non idonea copertura finanziaria. Ma è chiaro a tutti che non è la copertura il problema. Se ha la volontà politica di sostenere istituzioni culturali di grande prestigio e utilità, il Governo trovi una copertura più adeguata. Ma esca dall'imbarazzo e dal penoso balbettio che l'ha caratterizzato finora. Vorrà dire qualcosa se anche il relatore ha espresso perplessità. Per noi è davvero poco comprensibile tutto questo, soprattutto se mettiamo in fila, signora Presidente, colleghi, i ripetuti tagli di cui la cultura è stata oggetto durante tutto l'arco di governo del centrodestra.
La risposta del Governo alle nostre sollecitazioni in varie occasioni è stato - com'è a tutti noto - l'azzeramento dei contributi in una prima versione della manovra di maggio e poi addirittura la soppressione di enti e istituzioni importanti nell'ultima manovra in via di approvazione alla Camera.
Faceva una certa impressione leggere nel cosiddetto decreto sviluppo di maggio che a decreto approvato «lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi», indicati in un elenco allegato: 232 istituti che avrebbero dovuto arrangiarsi da soli a prescindere dalla loro attività e validità.
Nell'ultimo decreto economico approvato dal Governo addirittura si è pensato bene di tagliare la testa al toro e di sopprimerne del tutto alcuni. In entrambi i casi per fortuna - grazie all'intervento del Capo dello Stato e alla pressione dell'opinione pubblica - il Governo è stato costretto a una marcia indietro, per quanto parziale nel primo caso: il contributo è stato infatti soltanto dimezzato. Resta il fatto che questo Governo ha provato in tutti i modi a chiudere i rubinetti alla cultura, anche teorizzandolo con le famigerate parole del ministro Tremonti: con la cultura non si mangia. Visione miope e meschina di un Paese, di un popolo, direi di una Nazione che si identifica anche e soprattutto per la sua cultura, per la sua storia, per la sua tradizione. Aggiungerei: una visione povera della democrazia che porta a scelte di corto respiro che rientrano in una visione della politica economica che non investe sullo sviluppo e sulla crescita, ma si limita a contenere la spesa e a tagliare risorse anche in settori cruciali come la formazione, la ricerca, l'innovazione: il sapere e la cultura, appunto.
Si pensa di poter abbandonare interi settori culturali al mercato, di affidarli al privato. Ma è evidente che così non può essere. La cultura ha bisogno prioritariamente dell'investimento pubblico. Come viene documentato da un recente rapporto di Federculture, infatti, gli investimenti privati si riducono se si riducono quelli statali, soprattutto in assenza di politiche fiscali che rendano conveniente per le imprese e per i cittadini investire in cultura.
È dunque un tessuto ricco e importante che si sta lacerando. Ma perché tanto accanimento verso istituzioni senza scopo di lucro, che promuovono attività di studio e di ricerca, che mettono a disposizione della pubblica fruizione preziosissimi patrimoni librari e archivistici, che sono tra i soggetti più attivi nel campo della pubblicazione di volumi e di prodotti editoriali, che promuovono borse di studio per giovani studiosi e organizzano attività formative e di aggiornamento, che offrono straordinarie opportunità di crescita civile e culturale, che svolgono un servizio pubblico in sostituzione dello Stato e sono spesso un modello significativo di sussidiarietà tra privato e pubblico?
Queste istituzioni sono infatti spesso delle vere e proprie eccellenze - tutti lo devono sapere - che gestiscono patrimoni privati, ma che appartengono alla storia collettiva del nostro Paese, e non possono essere disperse, pena la perdita della nostra memoria storica e politica. Fanno parte di quel valore cultura che, se adeguatamente considerato e promosso, potrebbe aiutare a realizzare la crescita economica, oltre che civile e sociale, del nostro Paese.
Non è retorica. Così ha fatto e continua a fare, anche per uscire dalla crisi economica, la Germania, come anche la Francia. Non a caso, uno dei più autorevoli settimanali tedeschi, «Die Zeit», nel luglio scorso ha dedicato un'edizione all'elogio della cultura nella quale si metteva in risalto l'enorme offerta culturale della Germania, considerata la misura della civiltà di quel Paese. In Italia si preferisce invece deprimere tutto ciò che produce e promuove cultura, considerata un peso insostenibile.
Noi non ci arrenderemo e proseguiremo con le nostre denunce e con le nostre proposte convinti - come Martha Nussbaum nel suo «Non per profitto» - che se si continueranno ad espungere quei saperi che «sono indispensabili a mantenere viva la democrazia, (...) i Paesi ben presto produrranno generazioni di docili macchine anziché cittadini in grado di pensare da sé, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone». Saranno democrazie forse senz'anima, se possibile, prive di civiltà, di coesione, di capacità di riconoscimento reciproco.
Ed allora, anche per impedire che si diventi tutti delle «docili macchine», vogliamo che si mantenga la ricchezza culturale rappresentata e coltivata anche dai molti enti di eccellenza ben noti al pubblico.
Questo chiediamo al Governo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Giai).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, è mio parere che si debba accogliere con favore la direzione in cui si muove questo provvedimento e anche la sostanza dello stesso.
La prima ragione è che si interviene a sostegno degli studi relativi ad una grande epoca di radicamento della nostra storia e della nostra identità, che ha sofferto più di altre in passato. I colleghi debbono infatti avere memoria, sia per avere avuto esperienza dell'argomento in più legislature, sia per essersi occupati della materia, che è un settore che ha sofferto più di altri della decurtazione di risorse e delle strumentazioni e delle indagini della ricerca. È comunque un tempo della nostra storia e della nostra identità che, a livello italiano ed europeo, merita il massimo dell'impegno, dell'approfondimento e della divulgazione.
La seconda considerazione è che effettivamente mi sembra si intervenga nei confronti di istituti che esprimono il massimo della capacità di produzione culturale e della ricerca. Per almeno un paio di questi istituti ho solo una percezione; per altri ho avuto modo di avere anche esperienza e percezione dirette (quantomeno, per l'Istituto storico italiano per il medio evo e per la Fondazione Centro italiano di studi sull'alto medioevo). Pertanto, posso asserire che sicuramente ci muoviamo a livelli di eccellenza e di grande produzione. Ricordo, e trovo sia giusto farlo in sede parlamentare e senatoriale, che il Centro italiano di studi sull'alto medioevo fu, in particolare, voluto dal magnifico rettore dell'università degli studi di Perugia, senatore e professore Giuseppe Ermini, che è stato un grandissimo promotore della cultura e, in particolare, degli studi storici a livello italiano ed europeo, oltre che promotore di convegni di grandissimo lignaggio. Alcuni di questi istituti promuovono infatti anche questo tipo di incontri durante tutto il corso dell'anno, oltre alle attività, di altissimo livello internazionale.
Un'altra osservazione è questa. Ho sentito parlare dell'entità degli apporti. Indubbiamente, con i tempi che corrono, si tratta di sostegni certamente non massicci ma tuttavia - anche se tutto è relativo - non indifferenti. Si tratta di istituti che spesso vivono una vita assai grama, che economizzano fino all'impossibile, per i quali dunque questo tipo d'intervento non è trascurabile. Si tratta quindi di un intervento non meramente simbolico.
Certo, ci sono altri istituti che, sia pure in altri settori, con approfondimenti verso altre epoche e aspetti della nostra storia identitaria, meriterebbero sostegno, ma i tempi sono quelli che sono. D'altra parte, una frammentazione estrema, spinta fino all'eccesso, delle risorse, porta come conseguenza che dare una briciola ciascuno significa non dar nulla ad alcuno. Significa intervenire in maniera assolutamente impercettibile e priva di qualunque risultato pratico.
Infine, vorrei dire, al contrario, che è abbastanza importante sul piano politico che ci sia stato un incontro di volontà tra l'iniziativa parlamentare di vari colleghi di diversi Gruppi e il consenso concreto del Governo, che ha dimostrato, pur nelle ristrettezze presenti, una sensibilità culturale ed una volontà, sia pure in misura non adeguata e certamente insufficiente, rispetto alle aspirazioni e alle aspettative di venire incontro a quelle istanze. Non mi sembra affatto un'anomalia che ci sia stato l'incontro virtuoso di volontà tra il Governo e i proponenti di livello parlamentare. Magari - starei per dire - ci fosse in tanti altri campi e in altre materie un tipo di incontro come questo che si sta verificando ora!
Concludo con il dire che gli istituti in questione, in particolare quelli che hanno prodotto di più - e alcuni di essi davvero molto- per quantità e qualità - debbono essere tallonati e incoraggiati dal Governo al fine di mettere a disposizione delle università le proprie strutture, le proprie intelligenze, i propri ricercatori e risultati, università dalle quali spesso ricevono e alle quali molto possono dare (e aggiungerei, anche a disposizione degli istituti scolastici medio superiori). Dobbiamo infatti assolutamente coinvolgere le nuove generazioni e le nuove intelligenze proprio a quegli studi, che non sono astratti, remoti, non sono esercitazioni accademiche, ma sono la riscoperta dei fondamenti, delle ascendenze precise di ciò che siamo culturalmente e di ciò che possiamo continuare ad essere in Italia, in Europa e nel mondo.
Quindi, auspico veramente con convinzione che il Governo si adoperi affinché le istituzioni che beneficiano di questo tipo di sostegni, sia pure parziali, mettano il frutto del loro prezioso lavoro a disposizione di tutto il sistema della formazione, in particolare universitaria e media superiore. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

DE ECCHER, relatore. Svolgerò una replica molto breve, perché mi sembra che nella sostanza il provvedimento sia largamente condiviso.
In primo luogo, non mi pare giusto e corretto mettere in contrapposizione gli enti di cui ci stiamo occupando con altri prestigiosi, anche se in ambiti diversi. Il testo reca «Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo», per cui a questi enti dobbiamo in qualche modo riservare e limitare l'attenzione.
È stato detto da più parti che con la cultura si mangia. Mi sia consentito dire che mai mi sono trovato più d'accordo con una tesi sostenuta dalla sinistra. Sono testimone che per decenni funzionari, dirigenti e responsabili con la cultura hanno mangiato. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti della senatrice Mariapia Garavaglia). Se oggi viviamo questa fase di difficoltà e di incertezza è proprio perché abbiamo alle spalle, purtroppo, un'esperienza di tal genere. Conosco perfettamente la realtà della mia provincia. Centinaia di persone inefficienti sulla cultura hanno costruito patrimoni. È quindi vero che con la cultura si mangia, ma non si dovrebbe mangiare in detto modo. Dico questo per chiarire che, se oggi viviamo momenti difficili, è proprio perché alle spalle abbiamo esperienze tutt'altro che positive.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Miglioriamole, allora!

DE ECCHER, relatore. Per quanto concerne il discorso del metodo, sollevato dalla senatrice Franco, ho già presentato le mie valutazioni e ho sottolineato come lo strumento normativo primario sia, a mio giudizio, anomalo e inopportuno. Si tratta in questo caso, però, di valutare se, al di là del metodo, che sicuramente può trovare valutazioni anche di censura, dobbiamo salvare il merito del provvedimento, e comunque tener conto che vi sono due milioni di euro a disposizione di enti che si interessano delle nostre radici culturali, della nostra identità e quindi svolgono un lavoro sicuramente utile e proficuo. (Applausi dal Gruppo PdLe della senatrice Boldi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

VILLARI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signora Presidente, onorevoli senatori, è stato ricostruito, dal relatore e dagli interventi che mi hanno preceduto, l'iter di questo disegno di legge d'iniziativa parlamentare, che reca la concessione di contributi a quattro enti che svolgono ricerca sul Medioevo, un'epoca oscura. In un primo tempo, si era indirizzati a sostenere una platea ancora più ristretta di enti e istituti che approfondissero quell'epoca della nostra storia e della storia europea. Tengo a sottolineare che questo disegno di legge d'iniziativa parlamentare arriva qui al Senato dopo che alla Camera tutte le forze politiche in Commissione, come bene ha ricordato il relatore, hanno individuato i quattro enti che affrontassero in maniera organica le tematiche connesse a questa opera.
È difficile oggi, come abbiamo detto nel lavoro e nel confronto in Commissione al Senato, contrapporre enti e istituti tutti, meritevoli di sostegno. Precedentemente al precipitare della crisi congiunturale internazionale, in ogni caso, si sono riusciti a recuperare risorse per sostenere e stabilizzare quanto è nelle prerogative degli enti individuati. Certamente rammarica tutti noi il fatto che istituzioni prestigiose, che sono già state citate e che io non citerò di nuovo, meritassero ugualmente il sostegno. Il criterio e la modalità che il Governo ha adottato, nel rispetto del lavoro parlamentare, sono stati di accompagnare questo disegno di legge con la copertura richiesta che, in qualche mondo, era condivisa e ha raggiunto una sostanziale unanimità nel passaggio alla Camera.
È stato chiesto se con la cultura si mangi o meno. Ammesso che tale espressione sia stata effettivamente pronunciata, io la ritengo comunque infelice perché, in base a dati che qui riporterò brevemente, la cultura è il settore che concorre al PIL europeo in maniera più rilevante. La cultura in senso lato incide per il 5 per cento sul nostro PIL. Ogni euro investito in cultura ne genera poco meno di tre. Ogni posto di lavoro promosso in questo comparto ne richiama nell'indotto poco meno di altri due. Quindi, la cultura è un grande volano di sviluppo che, accanto a quelli che sono beni immateriali, concorre a riscoprire l'identità del nostro Paese; che, in qualche modo, rilancia la nostra storia e la nostra tradizione che, grazie a Dio, non sono replicabili da altri e che, anche economicamente e materialmente, rappresenta un volano di sviluppo che dobbiamo promuovere e sostenere sempre di più.
Quindi, il Governo esprime parere favorevole, conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

BONFRISCO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo.
In merito agli emendamenti, il parere è di nulla osta ad eccezione che sull'emendamento 3.0.203 sul quale il parere è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione delle parole: «per il triennio 2011-2013» con le seguenti: «per il biennio 2012-2013».
In relazione, poi, agli emendamenti 3.0.200, 3.0.201 e 3.0.203 (ferma restando la condizione di cui sopra), ove una di tali proposte fosse approvata, il parere è da intendersi contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle restanti».

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, gli emendamenti 3.0.200, 3.0.201, 3.0.202, 3.0.203 e 4.0.200 sono improponibili, perché estranei al contenuto del disegno di legge in esame, recante disposizioni in materia di «Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo».
Naturalmente, gli emendamenti possono essere illustrati, come sempre, in base al Regolamento, ma vi è la dichiarazione della Presidenza di improponibilità che ho testé comunicato.
Procediamo all'esame degli articoli.

Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 1.

MAZZUCONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZUCONI (PD). Signora Presidente, intervengo a titolo personale e, poiché il mio Gruppo sta dando indicazione di astenersi dal voto, vorrei precisare che, in maniera non conforme al Gruppo a cui appartengo, voterò a favore dell'articolo 1 e voterò anche a favore del disegno di legge nel suo complesso, per il semplice motivo che si tratta del finanziamento degli istituti più prestigiosi che abbiamo in Italia sul Medioevo.
Condivido pienamente l'analisi che ha svolto il Gruppo; tuttavia, ritengo che occorre almeno incominciare a salvare questi enti.

RUSCONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSCONI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rusconi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2548

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2.

Lo metto ai voti.

È approvato.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, intendevo chiedere la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. La sua richiesta è giunta troppo tardi, senatrice Incostante.

Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 3.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2548

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 3, che la Presidenza ha dichiarato improponibili, ma che, alla luce del dibattito svoltosi, in via eccezionale, invito i presentatori ad illustrare.

FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, sarò molto breve perché quanto avevamo da dire è già stato espresso nel corso della discussione generale. Dei tre emendamenti presentati è chiaro che diamo la priorità a quello che propone una norma valida per tutti gli istituti culturali, che non ne privilegi alcuni e ne lasci morire altri, come invece accade con questa norma, che pure riguarda istituti di cui - ripeto - apprezziamo l'attività. Voglio ricordare al Governo che in Commissione non abbiamo ancora potuto discutere lo schema di riparto del 2011: quindi ancora non sappiamo se agli altri istituti culturali verranno date risorse, e quali. Vogliamo discutere della legge n. 534 del 1996? Facciamolo, ma in maniera trasparente. Vorremmo che si introducessero criteri trasparenti, validi per tutte le istituzioni culturali.
L'Accademia della Crusca, come già detto, è una delle istituzioni più importanti sullo studio, la storia, la promozione e la diffusione della nostra lingua. È riconosciuta in tutto il mondo, in tutta Europa. Ha molti rapporti con istituzioni analoghe di altri Paesi europei. Non credo che la lingua italiana, soprattutto in questo anno 2011, in cui ricorre il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, sia meno importante degli studi medievali.
Tutti gli studi hanno pari dignità: vorremmo che fosse loro riconosciuta pari dignità, indistintamente. Questo è il senso dei nostri emendamenti. Spiace che la Presidenza li abbia ritenuti estranei alla materia, perché queste istituzioni fanno anche studi sulla parte medievale di loro competenza. Quindi, ci sembra un po' forzata l'interpretazione della Presidenza; comunque, questa è, e noi la accettiamo per quella che è, pur non condividendola.
Mi auguro che almeno il Governo voglia tenere conto dei contenuti dei nostri emendamenti, che non sono pretestuosi ma sono davvero a favore delle istituzioni culturali di eccellenza del nostro Paese.

MARCUCCI (PD). Signora Presidente, anch'io mi dissocio dall'interpretazione data dalla Presidenza su questo provvedimento, perché di istituzioni culturali stiamo parlando e gli emendamenti erano inerenti alla materia.
Il mio emendamento, il 3.0.201, in particolare riguarda la richiesta di un contributo a favore dell'Accademia dei Lincei. Non c'è bisogno di ricordare qui cosa sia: è la più antica accademia del mondo (annoverò tra i suoi soci Galileo Galilei), e sappiamo quali attività svolge.
La nostra critica molto forte è nei confronti del Governo: durante il dibattito in Commissione, sull'Accademia della Crusca e su quella dei Lincei, ovvero su un concetto più generale, quello di ampliare il contributo a tutte le istituzioni culturali per poi delegare al Governo un'oggettiva ripartizione tra di esse, si erano create le condizioni per andare avanti.
Il Governo evidentemente non ritiene l'Accademia dei Lincei e neanche quella della Crusca bisognose di contributi. Non ritiene che il 150° anniversario dell'Unità d'Italia fosse l'occasione corretta e giusta per finanziare, strutturare e rafforzare queste importanti istituzioni culturali. Ha fatto una scelta di chiusura, dal nostro punto di vista incomprensibile, però, contemporaneamente, il Ministro dei beni e delle attività culturali, in più occasioni, ha avuto modo di dire e di esporre ai giornali che egli intenderà procedere con un finanziamento consistente nei confronti di queste alte istituzioni culturali (tra l'altro, molto vicine al Quirinale, grazie all'attenzione che il Presidente riserva proprio all'Accademia dei Lincei e all'Accademia della Crusca).
Non comprendiamo l'atteggiamento del Governo, e neanche quello di questa maggioranza, che ha voluto perseverare nell'escludere queste alte istituzioni culturali. C'era un'occasione ghiotta oggi, dal momento che, vista la situazione, è molto complesso riuscire a reperire finanziamenti. Si era identificato anche un meccanismo per aggiungere degli "spiccioli" e sanare delle situazioni molto complesse, in questo 2011, che è un anno molto particolare.
Continuiamo a criticare fortemente il Governo per questa assenza e latitanza, per questa mancanza di sensibilità, e ci permettiamo di sottolineare nuovamente la nostra non comprensione nei confronti delle scelte fatte dalla Presidenza su questo provvedimento legislativo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 4.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2548

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 4.0.200 è improponibile.

Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 5.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 5.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2548

PRESIDENTE. Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 6.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 6.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2548

PRESIDENTE.

Passiamo alla votazione finale.

*VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, in questa mia breve dichiarazione di voto non posso che confermare il giudizio positivo espresso già in discussione generale su questo disegno di legge. Voglio però approfittare di questa dichiarazione per allargare un po' il discorso e per fare un invito pressante al Governo affinché le politiche culturali abbiano finalmente una dovuta attenzione e un dovuto riconoscimento.
Nel nostro Paese la cultura non può essere considerata un fatto irrilevante e non può essere considerata un fatto irrilevante nella considerazione delle politiche finanziarie. Non possiamo dimenticare che per qualità e quantità il patrimonio culturale italiano è primo al mondo. Dunque la cultura è una grande opportunità per il nostro Paese e, innanzitutto, per contribuire allo sviluppo del nostro PIL: voglio solo sottolineare come al fenomeno culturale più in generale siano collegati, ad esempio, il settore del turismo e l'industria collegata. La cultura svolge un ruolo fondamentale per diffondere l'immagine del nostro Paese nel mondo, per definire la nostra identità e il nostro ruolo nel mondo. Pensate ad esempio che negli Stati Uniti d'America il numero di studenti che frequentano gli istituti di lingua italiana sta aumentando in modo vertiginoso e ciò significa diffondere la nostra identità e i nostri valori anche nel Nord America.
Pensate, per esempio, che la Cina sta trasformando il suo diritto privato ricorrendo a studiosi italiani di diritto romano. Ciò significa ancora una volta che le politiche culturali possono svolgere un ruolo fondamentale anche nella politica estera.
Con riferimento poi al finanziamento della cultura certamente sappiamo che la contingenza storica è sfavorevole a finanziamenti a pioggia, a stanziamenti di risorse significativi, ma è proprio in tale contesto che dobbiamo fare ciò che è stato fatto da tempo in altri Paesi e cioè coinvolgere i privati con adeguate politiche fiscali che li incoraggino a intervenire e a sostenere la cultura anche in Italia. Ovviamente, laddove si tratti di istituzioni e di fenomeni culturali di particolare significato per l'identità, la storia e lo sviluppo del nostro Paese, lo Stato non può cessare di fare la propria parte. È proprio da questo punto di vista che torno ad auspicare una significativa riforma della legge n. 534 del 1996, che porti a evitare scelte politiche nella individuazione degli istituti culturali da finanziare, come troppo spesso maggioranze di colore diverso hanno fatto sia di sinistra, che di centro e di destra. Non dobbiamo finanziare gli enti e gli istituti amici, ma chi svolge un ruolo importante, chi fa qualità di ricerca e diffusione di sapere. Occorre allora selezione degli interventi e meritocrazia anche in questo settore, alla luce di un'importante e significativa riforma della legge 534.
Mi associo poi anch'io, proprio nella ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, alla necessità di finanziare l'Accademia della Crusca, un istituto che svolge un ruolo fondamentale per la difesa, la diffusione e l'attenzione alla nostra lingua italiana, proprio in un momento in cui, fra l'altro, l'eredità linguistica è cemento sempre più forte di un'unità nazionale che è fondamentale per poter consentire al nostro Paese di recuperare quell'orgoglio che gli consenta di affrontare momenti difficili che soltanto con una forte coesione e una forte consapevolezza del nostro essere italiani, della nostra storia e della nostra identità possiamo superare.
In questo contesto dichiaro il voto favorevole del nostro Gruppo ad un disegno di legge che porta la firma anche degli esponenti del nostro movimento politico alla Camera, auspicando che non sia soltanto un'occasione isolata e che sui grandi temi che dividono spesso questo nostro Paese ci possa essere, torno a ribadire, una concordia che presuppone una maggiore disponibilità e sensibilità del Governo a ascoltare il Parlamento e a venire incontro ad esigenze ampiamente condivise (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

GIAMBRONE (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAMBRONE (IdV). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, illustri colleghi, approda in Aula il provvedimento con cui si procede all'erogazione di contributi agli enti di ricerca sul Medioevo. Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare consta di sei articoli, quattro dei quali relativi al finanziamento di altrettanti enti di ricerca.
Voglio sottolineare che questo disegno di legge lo abbiamo esaminato in Commissione, e in quella sede era nata una discussione importante. Devo dire che la 7a Commissione, alla quale mi onoro di appartenere, ha esaminato spesso con grande attenzione il tema relativo alle politiche culturali; come diceva la senatrice Vittoria Franco poc'anzi, avevamo approvato anche un ordine del giorno all'unanimità. Troppo spesso però i provvedimenti che approviamo in Commissione - è successo con riferimento alle fondazioni lirico-sinfoniche, per le quali avevamo approvato anche in quel caso una risoluzione all'unanimità - quando arrivano in Aula trovano divisione: questo non è un fatto positivo.
Come dicevo, il provvedimento consta di sei articoli e riguarda il finanziamento di istituti di cultura certamente importanti: la Società internazionale per lo studio del medioevo latino, la Fondazione Ezio Franceschini, l'Istituto storico italiano per il medio evo, il Centro italiano di studi sull'alto medioevo, nonché l'Edizione nazionale dei testi mediolatini d'Italia. I due articoli rimanenti concernono la copertura finanziaria e le disposizioni finali. Con riferimento alla prima, ovvero alla copertura finanziaria, di cui all'articolo 5, l'onere è quantificato in 2.070.000 euro a decorrere dal 2012, che si prevede di coprire mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2012 e 2013, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia.
Signora Presidente, colleghi, seppur in presenza di un provvedimento apparentemente condivisibile (noi condividiamo il merito e contestiamo il metodo, lo abbiamo più volte specificato), l'Italia del Valori ritiene di doversi astenere, non condividendo il modo di procedere rispetto a tanti altri istituti culturali che meritano adeguata attenzione e adeguato rispetto. Non si può procedere prescindendo da un contesto globale, senza quindi analizzare l'insieme con la giusta attenzione e con il giusto rispetto. Ma questo - purtroppo, ci stiamo abituando - è l'atteggiamento dominante che questa maggioranza e questo Governo riservano alle politiche culturali e alle politiche legate al mondo della scuola, dell'università e della ricerca. Si tratta di un modo di procedere sbagliato ed approssimativo, che conferma a nostro avviso l'assoluta inadeguatezza culturale e politica di questo Governo.
Riconosciamo come certamente importante il ruolo di questi quattro istituti. Lo abbiamo detto e lo continuiamo a sostenere in quest'Aula: si tratta di quattro istituti importanti, che svolgono un lavoro importante, a cui va il nostro riconoscimento. Andava fatta però una ricognizione delle eccellenze, che rappresentano per il nostro Paese dei patrimoni imprescindibili: ce ne sono tante che oggi rischiano di essere mortificate e non valorizzate.
Con il disegno di legge n. 2548 si dispongono contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del Medioevo italiano ed europeo, attribuendo risorse per sostenere istituti che svolgono attività di ricerca storica, filologica e bibliografica sulla cultura latina del medioevo, elevandoli fortunatamente al rango di utili mezzi culturali per il nostro Paese. Perché sceglierne solo quattro e mortificarne tanti altri? Questi istituti rappresentano un importante patrimonio: lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Sarebbe stato sicuramente meglio prevedere che detti contributi fossero erogati dall'Esecutivo con atti differenti dalla legge, e che, per individuare tutti gli enti da finanziare, fossero stabiliti determinati requisiti ai fini dell'accesso al contributo. Avremmo preferito di gran lunga un disegno di legge più snello, contenente i criteri da rispettare e i requisiti da soddisfare al fine di avere accesso ai contributi suddetti per tanti e diversi enti che espletano ricerca sul Medioevo, contributi che avrebbero potuto meglio e di gran lunga superare le briciole concesse "ad entem" dal disegno di legge in esame. È apprezzabile l'iniziativa (l'abbiamo detto e lo confermiamo in questa sede), ma non la ratio di base, che porta all'individuazione soltanto di qualche istituto.
Anche in questa occasione avete perso un'importante occasione. Noi vi avevamo offerto la nostra disponibilità, anche in Commissione, come credo lei ricorderà, signor Sottosegretario. Quante volte vi abbiamo offerto la nostra disponibilità? E tutte le volte essa è stata sempre mortificata da provvedimenti che confermano che per voi le politiche culturali e le politiche legate al mondo della scuola, dell'università e della ricerca sono marginali rispetto alle politiche economiche e di bilancio.
Noi a tutto questo non ci stiamo, e vi confermiamo oggi il nostro voto di astensione su un provvedimento che non condividiamo nel metodo, ma che condividiamo nel merito. L'astensione dell'Italia dei Valori non è certamente diretta ad ostacolare i finanziamenti: essa è invece da ricondurre alle modalità di attribuzione degli stessi, a quella selezione naturale che con il presente disegno di legge viene posta in essere includendo o escludendo questo o quest'altro degli istituti ai fini dell'accesso agli stanziamenti. Noi dell'Italia dei Valori non possiamo accettare tutto ciò: questa è l'unica strada per evitare la penalizzazione degli altri enti da voi non prescelti; essa ci porta oggi a confermare il nostro voto di astensione.
(Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Mariapia Garavaglia. Congratulazioni).

GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, abbiamo votato a favore di tutti gli articoli di questo provvedimento e voteremo ovviamente anche a favore del disegno di legge nel suo complesso.
Condivido le perplessità alle quali il relatore ha fatto riferimento, perché in effetti potrebbe sembrare eccessiva la scelta della via di una normativa primaria per distribuire dei contributi a meritorie istituzioni che si occupano del settore della ricerca. Diciamo, però, che potrebbe venirne fuori sostanzialmente qualcosa di molto buono, se alla fine questo provvedimento passerà - almeno sembra che sarà così - senza voti contrari.
Ritengo sia un passaggio interessante in un tempo così complicato, nel quale suona persino curioso parlare di cultura, quando fuori tutto sembrerebbe doverci far parlare di altro. Mi pare invece che il fatto di voler dare un segnale di attenzione vera ad istituzioni che si sono dimostrate serie, con un impianto scientificamente valido, sia una scelta tutto sommato coraggiosa e costituisca un significativo riconoscimento.
È vero che qualcuno potrà contestare il fatto che altre istituzioni restano fuori da questa contribuzione. Quante volte, però, si è invocato il tema della scelta e delle priorità come elemento che qualifica la politica? Questo è, e questo mi pare che in questa giornata venga fatto.
Certo, ci dispiace che non sia stato fatto uno sforzo suppletivo. È stato dichiarato improponibile un emendamento, a firma del presidente D'Alia, che, a fronte di un piccolo contributo, voleva fare in modo che l'esperienza straordinaria della nostra lingua italiana, quella ordinata dall'«uomo di Firenze», come dice una bella canzone, potesse avere un riconoscimento per il grande lavoro che in questo momento viene fatto dal Centro Pio Rajna per costituire una bibliografia di prima grandezza.
Si tratta d'altra parte di rivolgere attenzione a quel patrimonio così fondamentale e formidabile qual è il patrimonio immateriale di cui la nostra cultura si può avvalere. Se infatti tutti conosciamo molto bene il nostro patrimonio materiale, che chiaramente salta più facilmente agli occhi rispetto a quello immateriale, è proprio questo che costituisce però lo strumento per studiare quello materiale. Penso che lo studio del Medioevo consenta di conoscere bene la nostra civiltà, come ogni buono studio del passato permette di conoscere bene il presente e forse di orientare un po' anche il futuro.
Credo allora che in questo momento, a volte anche di smarrimento, fra molti numeri e molti conti che sembrano non tornare mai, l'aver privilegiato l'attenzione ed il contributo per le parole, per le nostre parole - che forse ci aiutano a capire di più, visto che a quanto pare aiutano molti, perché scelgono di studiarle - sia un gesto interessante da parte di quest'Assemblea, che mostra di dividersi sui numeri e di ritrovarsi sulle parole che contano, come quelle della cultura, almeno in data odierna. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PITTONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PITTONI (LNP). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, il provvedimento sul quale ci accingiamo a votare è volto a sostenere quattro istituti di ricerca di importanza internazionale nel settore degli studi medievali. La 7a Commissione ha effettuato un attento esame delle loro caratteristiche, della specificità che distingue ognuno di essi, della vastità della loro produzione scientifica e delle esigenze che ne conseguono per assegnare i contributi destinati a fornire una base stabile per articolare progetti di ricerca in un orizzonte temporale adeguato.
Il provvedimento è stato elaborato con una visione complessiva dell'intero settore di studi interessato all'intervento, in una prospettiva che rispetta l'autonomia degli istituti, ma prefigura uno scambio di informazioni e una cooperazione scientifica che potrà razionalizzare l'impiego delle risorse e accrescere la qualità e il valore dei risultati in esse contenuti.
Si è richiesta anche, mediante annuali rendiconti, un'assunzione di responsabilità rispetto all'impiego dei contributi concessi, per assicurare la loro effettiva destinazione alle attività istituzionali e l'efficacia del loro impiego.
Una visione parziale del Medioevo l'ha definito come l'epoca della decadenza e delle barbarie. La ricerca su storia e cultura del Medioevo italiano ed europeo ha dimostrato al contrario l'importanza di inserirci nel solco della nostra storia, per recuperare la nostra identità: operazione fondamentale per mettere correttamente a fuoco il nostro presente.
La Lega Nord intende fornire il proprio contributo per consentire agli istituti che studiano il Medioevo di superare problemi finanziari, organizzativi e strutturali.
Dichiariamo quindi il voto favorevole al provvedimento. (Applausi dal Gruppo LNP).

RUSCONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSCONI (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, dovremmo comunque rallegrarci tutti perché per la prima volta in questa legislatura la cultura non entra nelle discussioni dell'Aula all'interno di provvedimenti o manovre economiche che prevedono tagli di risorse, scioglimenti di enti di grande rilevanza. D'altra parte, però, già nell'intervento del relatore e in quelli in Commissione suscita evidente perplessità la scelta di ricorrere ad uno strumento normativo primario, come il disegno di legge, per restituire risorse precedentemente ridotte a quattro enti che svolgono ricerche sul Medioevo, quali la Società internazionale per lo studio del medioevo latino (600.000 euro), la Fondazione Ezio Franceschini (450.000 euro), l'Istituto storico italiano per il medio evo (500.000 euro), nonché il Centro italiano di studi sull'alto medioevo (450.000 euro), contributi che peraltro gli enti suddetti potranno ricevere solo a partire dal 2012.
Si tratta di enti la cui attività è particolarmente importante per quanto il Medioevo rappresenta nella storia della cultura, dell'arte e religiosa del nostro Paese, e dunque non vi è dubbio che da parte del nostro Gruppo si ritenga opportuno il ripristino di queste risorse. Ma perché non inserire questi contributi all'interno di una riflessione generale sugli istituti culturali che beneficiano della legge n. 534 del 1996? Perché non prendere nemmeno in esame i nostri emendamenti che chiedevano di includere le Accademie della Crusca e dei Lincei tra i beneficiari di questo provvedimento? Parliamo in questo caso di enti che diffondono la cultura e la lingua italiana in tutto il mondo.
Perché non ragionare dunque su un progetto? Perché questa idea di selezionare arbitrariamente enti meritevoli da altri altrettanto meritevoli, se non per scegliere, secondo l'espressione - infelicemente attribuita a Giolitti - per cui le leggi con gli amici si interpretano, con gli altri si applicano.
Siamo dunque costretti a distinguerci con un voto di astensione, perché nel merito c'è la nostra soddisfazione per il reintegro delle risorse per enti di importante rilevanza storica e culturale, ma nel metodo vi è l'uso di uno strumento improprio. Non deve infatti sfuggire all'attenzione di tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, che nelle stesse condizioni in cui si trovano questi quattro enti si trovano attualmente moltissimi altri istituti nazionali che, pur di fronte ad una meritoria e apprezzata attività culturale che qualifica anche all'estero la civiltà del nostro Paese, si vedono decurtato il contributo statale per il 2011 per una percentuale che oscilla tra il 20 e il 50 per cento.
In conclusione, si auspica che, a partire dal libro bianco a cura dell'Istituto storico italiano per il medio evo, dal significativo titolo - lo ricordo al Governo - "Medioevo negato", il Governo e la maggioranza prendano finalmente consapevolezza che la cultura è un investimento fondamentale per questo Paese e merita quell'attenzione e quelle risorse che il 150º anniversario dell'Unità del nostro Paese richiedevano, almeno come rispetto della sua storia. (Applausi dal Gruppo PD).

ASCIUTTI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ASCIUTTI (PdL). Signora Presidente, ringrazio il relatore e il Governo per i loro interventi e per l'attenzione che questo provvedimento, anche se di natura parlamentare, pone a livello culturale, anche se in un settore specifico, quello dell'Alto medioevo. Vedete, qualcuno ha ricordato precedentemente i contributi ai quattro enti, ma ha dimenticato, a mio parere, una cosa importante, il quinto contributo, pari a 70.000 euro, che riguarda l'Edizione nazionale dei testi mediolatini d'Italia (cioè, si pone mano alla conservazione e pubblicazione dei testi latini che vanno dal V al XV secolo, e per noi, per la nostra cultura, è qualcosa di fondamentale).
Signora Presidente, qualcuno ha attaccato il Ministro dell'economia, che sulla cultura fece, si dice, una battuta (non so se fosse veritiera o meno), ma questi fondi (sebbene siano pochi: 2.070.000 euro) vengono proprio dal Ministero dell'economia, e non sono dati ad altri Ministeri, per cui un po' d'interesse chiaramente, da parte di questo Ministro, c'è. Debbo dire che oggi, con questa situazione di difficoltà economica, è particolarmente significativo che questa attenzione sia rimasta inalterata.
Vorrei dire, in conclusione, che è fuori di dubbio che questo provvedimento abbia destato alcune perplessità, perché avremmo preferito che fosse il Governo stesso ad intervenire, per quello che era possibile, a favore delle varie istituzioni culturali che esistono nel Paese. È fuori di dubbio: l'Accademia della Crusca, l'Accademia dei Lincei, come qualcuno ha ricordato, sono degne di nota, ma boicottare questo provvedimento, non vararlo, significava infliggere anche a questi enti sull'Alto Medioevo la morte certa. Oggi finalmente avranno un finanziamento sicuro e costante nel tempo, che è fondamentale per questi istituti, per poter programmare la loro attività futura. È un pozzo di storia culturale del Paese, fondamentale per l'Italia, per l'Europa, ma anche per il mondo intero.
È indubbiamente vero che avere queste fondazioni, questi enti di ricerca, questi enti di cultura può portare, se essi sono ben organizzati, turismo culturale nel nostro Paese e far crescere ancora di più nel mondo la conoscenza culturale che questo Paese ha, una peculiarità unica al mondo che va valorizzata.
Il Gruppo del Popolo della Libertà voterà convintamente a favore di questo provvedimento, anche se è limitato al solo Alto Medioevo. Avrei voluto, come è avvenuto alla Camera, che il consenso fosse stato anche qui ben più ampio. Apprezzo l'astensione di alcuni colleghi dell'opposizione; apprezzo di più chi voterà favorevolmente.
Concludo pertanto, signora Presidente, dichiarando il voto favorevole, a nome del Gruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 18,19)

MAZZUCONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

MAZZUCONI (PD). Signora Presidente, annuncio, in dissenso dal Gruppo, il mio voto favorevole. Condivido pienamente l'analisi che il Gruppo del Partito Democratico ha fatto sulla materia. È chiaro che qui urge una normativa di carattere generale che ricomprenda tutti gli enti, segnatamente alcuni enti dell'importanza dell'Accademia della Crusca. Tuttavia ritengo che questi soggetti a cui oggi si riferisce il disegno di legge abbiano una dimensione non solo nazionale, ma addirittura internazionale.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,21)

(Segue MAZZUCONI). Proprio in questi giorni in cui le controversie tra noi e la Germania sono sotto gli occhi di tutti, mi premerebbe dire una cosa: se la Germania avesse solo uno di questi enti, sicuramente non starebbe a disquisire su quali e quanti contributi debbano essere assegnati.
Permettetemi poi, poiché il senatore Benedetti Valentini ha ricordato un insigne medievista, di ricordare qui un altro medievista, il professor Ezio Franceschini, di cui mi onoro di essere stata allieva, che ha reso grande la storia della letteratura medioevale latina nel nostro Paese. A lui è intitolata una fondazione che promuove, soprattutto, lo studio di queste materie, attraverso un numero grandissimo di giovani. Dunque, mi sembra doveroso sottolineare quanto queste istituzioni si occupino e sostengano i giovani ricercatori, avviandoli ad una ricerca proficua.
Per tutti questi motivi, non posso che ribadire il mio voto favorevole a questo provvedimento, dichiarando, tuttavia, che non è possibile che in un Paese come il nostro, proprio sulle istituzioni di grande cultura si debba ogni volta distinguere tra una e l'altra senza mai entrare nel merito e senza mai chiederci veramente e fino in fondo quali sono gli istituti che rendono grande il nostro Paese, non solo qui, tra gli studiosi italiani, ma soprattutto all'estero.
Mi auguro pertanto che a questo provvedimento ne seguano altri che ricomprendano gli istituti qui citati e altre grandi istituzioni che in Italia si occupano davvero di cultura, i cui risultati sono facilmente misurabili. Mi riferisco a tutti quegli istituti che non si occupano di cultura al vento, ma di cultura vera: quella che resta nel tempo e che dobbiamo consegnare alle giovani generazioni.

RAMPONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

RAMPONI (PdL). Signor Presidente, desidero informare l'Aula che voterò in dissenso dal mio Gruppo, ma non vorrei essere frainteso. Infatti, condivido tutto quello che è stato detto sull'importanza della cultura per il nostro Paese e in generale; condivido l'idea che si debbano certamente destinare risorse a tale settore e che sia molto importante conoscere la nostra storia, le nostre radici. Purtuttavia, non riesco a comprendere, innanzitutto, che cosa ancora ci sia da ricercare sul Medioevo. Per dirla francamente, vi sono centinaia di migliaia di studi, pubblicazioni e libri che da trecento anni riempiono le biblioteche e che godono di una discreta consultazione. L'importanza di conoscere la propria storia si esplica nello studiare la storia, non continuando per centinaia di anni a fare ricerca.
In secondo luogo, l'Italia dedica certamente poche risorse alla ricerca, ma quelle poche necessitano di un discernimento nella scelta. Ebbene, a me non sembra che sia così necessario studiare il Medioevo e varare addirittura una legge per sostenere quattro istituti che fanno ricerca su tale periodo, ricerca che, tra l'altro, viene svolta anche da tanti altri enti a livello universitario.
Devo poi aggiungere, sinceramente, che non è molto chiaro a che cosa daranno vita. Infatti, di norma un disegno di legge di spesa è accompagnato da una scheda che chiarisce come sono spesi questi soldi, quante sono le persone che vi lavorano e per quali progetti. Questo lo si fa sempre. Questa volta, invece, non si sa nulla. Si sa soltanto di una discreta e perpetua attribuzione di risorse a questi istituti.
Ora, per tutte queste ragioni, a me non sembra che le risorse della ricerca italiana, così esigue, possano vedere una priorità in quelle riferite al Medioevo. Ma scusate: voi parlate della cultura nazionale, ed allora vi chiedo: perché non dedicare risorse anche agli enti che studiano e fanno ricerca sul Rinascimento, oppure sul periodo romano? Perché questa differenza? Francamente non riesco a comprenderla. Sarebbe stato molto più giusto - come qualcuno ha detto - che si prendessero in considerazione le risorse per la ricerca e che venisse fatta una prima ripartizione tra ricerca scientifica e ricerca culturale e che poi, nell'ambito di quest'ultima, si puntasse sulle cose che veramente fanno grande l'Italia.
Voi parlate di turismo e di prestigio della nostra storia, ma se c'è un periodo durante il quale la nostra storia ha ben poco prestigio è proprio il Medioevo. Quindi, potremmo anche concentrarci a diffondere i grandi valori della nostra cultura là dove sono veramente grandi.
Ribadisco che considero estremamente importante la cultura, ma non condivido questo disegno di legge. Quindi, esprimerò un voto contrario.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è stato presentato un ordine del giorno dal Gruppo del Partito Democratico, su cui si sono pronunciati favorevolmente sia il relatore che il Governo.

Invito il senatore Segretario a darne lettura.

MONGIELLO, segretario. «Il Senato, premesso che la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo ha subito con i provvedimenti di natura finanziaria adottati dal Governo dal 2008 ad oggi pesanti tagli;
in particolare, l'Accademia nazionale della Crusca svolge un ruolo prezioso in Italia e nel mondo quale punto di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana;
l'Accademia nazionale della Crusca sostiene l'attività scientifica e la formazione di nuovi ricercatori nel campo della linguistica e della filologia italiana, acquisisce e diffonde, nella società italiana e in particolare nella scuola, la conoscenza storica della nostra lingua e la coscienza critica della sua evoluzione attuale, collabora con le principali istituzioni affini di Paesi esteri e con le istituzioni governative italiane e dell'Unione europea per la politica a favore del plurilinguismo del nostro continente;
anche l'Accademia nazionale della Crusca, come molti altri istituti culturali del nostro Paese, ha visto ridurre in questi ultimi anni, le risorse necessarie a garantire il suo funzionamento e la sua stessa sopravvivenza;
impegna il Governo a reperire le risorse per garantire ad un'antichissima istituzione la possibilità di continuare svolgere il suo importante ruolo in Italia e nel mondo».

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G100 non verrà posto in votazione.

Procediamo dunque alla votazione finale.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

(omissis)

La seduta è tolta (ore 19,50).

ALLEGATO B

Votazioni qualificate effettuate nel corso della seduta

18 agosto 2011

Lettera del Presidente dell'ISIME, Massimo Miglio, al Ministro Galan

Signor Ministro,
abbiamo vissuto gli ultimi anni, come Lei ben sa, con fortissime preoccupazioni per la sopravvivenza dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo per i tagli ai finanziamenti ministeriali.
Con il dettato del comma 3 dell’art. 1 del decreto che contiene le misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria, le preoccupazioni di tutti coloro che a vario titolo collaborano con l’Istituto storico italiano per il medio evo si sono trasformate nel buio totale per la prospettiva della chiusura.
Le Sue dichiarazioni, che hanno avuto larga eco sui media (in particolare Corriere della Sera, La Repubblica e Telegiornale de La7 del 17 agosto) e che hanno definito la norma “del tutto inutile, illogica e grossolana”, danno infine una speranza di serenità.
Di questo voglio ringraziarLa, a nome di tutti noi, con la fiducia di ricevere a breve notizie ancora più rassicuranti.
Con l’augurio di buon lavoro

Massimo Miglio
presidente
Istituto storico italiano per il Medio Evo

13 agosto 2011

Decreto legge 13 agosto 2011 nr. 138
Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo
Comma 31 dell’articolo 1
Gli enti pubblici non economici inclusi nell'elenco di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2011, n. 196, con una dotazione organica inferiore alle settanta unita', con esclusione degli ordini professionali e loro federazioni, delle federazioni sportive, degli enti la cui funzione consiste nella conservazione e nella trasmissione della memoria della Resistenza e delle deportazioni, anche con riferimento alle leggi 20 luglio 2000, n. 211, istitutiva della Giornata della memoria e della legge 30 marzo 2004, n. 92, istitutiva del Giorno del ricordo, nonche' delle Autorita' portuali e degli enti parco, sono soppressi al novantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Sono esclusi dalla soppressione gli enti, di particolare rilievo, identificati con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da emanare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Le funzioni esercitate da ciascun ente soppresso sono attribuite all'amministrazione vigilante ovvero, nel caso di pluralita' di amministrazioni vigilanti, a quella titolare delle maggiori competenze nella materia che ne e' oggetto. L'amministrazione cosi' individuata succede a titolo universale all'ente soppresso, in ogni rapporto, anche controverso, e ne acquisisce le risorse finanziarie, strumentali e di personale. I rapporti di lavoro a tempo determinato, alla prima scadenza successiva alla soppressione dell'ente, non possono essere rinnovati o prorogati. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze le funzioni commissariali di gestioni liquidatorie di enti pubblici ovvero di stati passivi, riferiti anche ad enti locali, possono essere attribuite a societa' interamente posseduta dallo Stato.

26 maggio 2011

Risposta del Ministro Galan all'Interrogazione parlamentare n. 4-04418, 25 gennaio 2011
(leggi in formato pdf)

25 maggio 2011

Ordine del Giorno 9/4307/54, presentato da MANUELA GHIZZONI
  testo di mercoledì 25 maggio 2011, seduta n.478

La Camera,
premesso che:
il provvedimento in titolo dispone, all'articolo 1, comma 1, lettera c), la spesa di 7 milioni di euro a favore di enti e istituzioni culturali;
come evidenziato anche dal parere espresso dal Comitato per la legislazione, sotto il profilo della corretta formulazione del testo, il citato articolo 1, comma 1, lettera c), nell'introdurre autorizzazioni di spesa, non contiene alcuna indicazione sulle modalità attuative della spesa, generando incertezze sull'effettivo significato tecnico-normativo e sull'effettiva assegnazione dei fondi;
l'articolo 7, comma 24, del decreto legge n. 78 del 2010 (legge n. 122 del 2010) ha disposto, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, la riduzione degli stanziamenti sui capitoli iscritti negli stati di previsione delle amministrazioni centrali vigilanti relativi al contributo dello Stato a enti, istituti, fondazioni e altri organismi, per una quota pari al 50 per cento delle dotazioni dell'anno 2009 e che le conseguenze per i beneficiari del Ministero per i beni e le attività culturali sono state deleterie;
l'impegno assunto dal Governo, accogliendo l'ordine del giorno G1.101 (testo 2) in sede di prima lettura del provvedimento al Senato, di assegnare i suddetti 7 milioni «prioritariamente a quegli enti e istituti che attuano ricerca nell'ambito delle specificità linguistiche, culturali e storico-geografiche territoriali e regionali» contrasta con la previsione dell'articolo 2 del disegno di legge del ministro Bondi «Disposizioni in materia di attività cinematografiche ed istituzioni culturali» che, in applicazione al citato articolo 7, comma 24, del decreto-legge n. 78 del 2010 (legge 122/2010), dispone nuove modalità di contribuzione statale a sostegno delle istituzioni culturali di rilievo nazionale, in grado di rappresentare gli indirizzi e la storia della cultura italiana,

impegna il Governo:

a valutare la possibilità che i previsti finanziamenti vadano a favore degli istituti ed enti culturali di cui all'articolo 32, commi 2 e 3, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 e all'articolo 1 della legge 17 ottobre 1996 n. 534;
ad abrogare, in sede di discussione del primo provvedimento utile, la riduzione del 50 per cento dei contributi erogati dal ministero per i beni e le attività culturali ad enti, istituti e fondazioni e altri organismi, disposta dall'articolo 7, comma 24, del decreto legge n. 78 del 2010 (legge 122/2010), che di fatto neutralizza l'efficacia della previsione dell'articolo 1, comma 1 lettera c) del provvedimento in esame;
a reperire, in sede di discussione del prossimo provvedimento utile, risorse aggiuntive necessarie a garantire la continuità delle attività svolte dai prestigiosi istituti culturali.
9/4307/54. (Testo modificato nel corso della seduta) Ghizzoni.

G1.101 (testo 2)

GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, BODEGA, PITTONI, MONTANI, MAZZATORTA, TORRI, VALLI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,
premesso che:
il provvedimento in titolo dispone quanto segue:

- all'articolo 1, comma 1, nuove spese permanenti a decorrere dal 2011. In particolare alla lettera a) incrementa di 149 milioni il Fondo unico per lo spettacolo; alla lettera h) autorizza la spesa di 80 milioni per la manutenzione e la conservazione di beni culturali; alla lettera c) prevede la spesa di 7 milioni di euro a favore di enti e istituzioni culturali;

- all'articolo 2, misure destinate all'area archeologica di Pompei, attraverso l'attuazione di un programma straordinario di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro da predisporre entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge. In particolare: il comma 3 prevede l'assunzione di nuovo personale di lII area, nell'ambito delle graduatorie in corso di validità, vincolato alla permanenza presso le sedi di servizio della medesima Soprintendenza per almeno un quinquennio dalla data di assunzione; i commi da 4 a 7, prevedono norme di semplificazione volte a rafforzare l'azione di tutela che la competente Soprintendenza è chiamata a svolgere nell'area archeologica di Pompei. Tali disposizioni, consistono:

nell'affidamento diretto di servizi tecnici, tramite stipula di apposita convenzione, alla società per azioni interamente partecipata dallo Stato Arte Lavoro e Servizi s.p.a. (ALES); nel dimezzamento dei termini di presentazione delle richieste di invito e delle offerte previsti dagli articoli 70, 71, 72 e 79 del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006;

nella previsione del solo progetto preliminare quale requisito sufficiente per l'affidamento dei lavori, salvo diverso avviso del responsabile del procedimento;

nella dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza degli interventi del programma ricadenti all'esterno del perimetro delle aree archeologiche e nella possibilità di realizzarli anche in deroga alle previsioni degli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriali vigenti, sentiti la Regione ed il comune territorialmente competente;

nella semplificazione delle procedure in materia di contratti di sponsorizzazione per favorire l'apporto di risorse finanziarie provenienti da soggetti privati;

il comma 8 prevede una deroga all'articolo 4, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 maggio 2003, n. 240, per assicurare, secondo modalità immediate il trasferimento diretto di risorse tra i conti di tesoreria di diverse Soprintendenze,

impegna il Governo:

- ai fini della ripartizione delle risorse di cui all'articolo 1, comma 1, lettere a), b) e c) prevedere in particolare: l'individuazione dei criteri, delle modalità e dei soggetti beneficiari, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, di bilancio e di programmazione economica; nella fase dell'attuazione delle disposizioni contenute nelle lettere b) e c) del comma 1 dell'articolo 1, acquisire il parere degli enti locali interessati;

- assegnare le risorse di cui alla lettera c), comma 1, dell'articolo 1 prioritariamente a favore di coloro che attuano ricerca nell'ambito delle specificità linguistiche, culturali e storicogeografiche territoriali e regionali, anche appositamente costituiti per le predette finalità; ripartire le risorse di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c) attribuendo l'80 per cento come quota ordinaria e il 20 per cento come quota premiale, tra coloro che abbiano raggiunto almeno il 15 per cento della copertura dei costi;

- all'articolo 2, comma 3, vincolare alla permanenza presso le sedi di servizio della medesima Soprintendenza il nuovo personale di III area, assunto nell'ambito delle graduatorie in corso di validità, per un triennio dalla data di assunzione;

- all'articolo 2, comma 5 prevedere che gli affidi dei servizi tecnici e il relativo prezzo del progetto siano dati ai sensi dell'articolo 133, comma 3 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;

- prevedere, quale condizione per l'affidamento dei lavori compresi nel programma di tutela dell'area archeologica di Pompei, l'adozione del progetto definitivo, non risultando sufficiente, al riguardo, il solo livello di progettazione preliminare_______

(*) Accolto dal Governo

17 marzo 2011
Discorso del Presidente della Camera in occasione del concerto dell'orchestra dell'opera di Roma diretta dal maestro Riccardo Muti

Autorità, Signore e Signori!

La Camera dei deputati è particolarmente lieta di presentare, nell'ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, il Concerto dell'Orchestra e del Coro del Teatro dell'Opera di Roma, diretto da uno dei massimi rappresentanti della cultura italiana nel mondo, il Maestro Riccardo Muti.

Un benvenuto particolare al leader dei Democratici presso la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, on. Nancy Pelosi, che guida una delegazione di autorevoli membri del Congresso degli Stati Uniti d'America; all'ambasciatore degli Stati Uniti d'America, David Thorne; al Presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo; al Presidente del Comitato dei Garanti per le Celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, Giuliano Amato; al Nunzio Apostolico Sua Eccellenza Reverendissima mons. Giuseppe Bertello, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

Quella odierna è una manifestazione che ha un preciso significato civile e istituzionale e che segue la solenne cerimonia avvenuta il 17 marzo scorso, con il Parlamento riunito in seduta comune alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Con questa iniziativa la Camera dei deputati intende proseguire la celebrazione di una ricorrenza che viene vissuta sempre più intensamente da tutti gli italiani come alto momento di unità, di coesione e di fiducia nel futuro.

Ricordare la grande stagione dell'unificazione nazionale vuol dire infatti rinverdire l'attualità degli ideali di indipendenza, di libertà e di emancipazione civile che animarono il sogno dei patrioti del Risorgimento; ideali che oggi continuano ad essere il lievito per la crescita sociale e morale dell'Italia.

Oggi avremo il piacere di ascoltare una selezione del 'Nabucco' di Giuseppe Verdi, il compositore che più di ogni altro nella nostra storia patria ha saputo forgiare l'identità musicale di un popolo che anelava all'unità nella libertà.

Anche per questo 'Il Nabucco', il cui fulgore ha attraversato tutte le temperie storiche degli ultimi 150 anni, è, insieme all'Inno di Mameli, uno dei simboli più intensi dell'Unità nazionale.

E Giuseppe Verdi è uno dei numi tutelari dell'Italia migliore, di quell'Italia che concepisce l'arte e la musica non soltanto come auto rappresentazione della propria identità culturale, ma soprattutto come formidabile strumento di elevazione civica e spirituale, di coscienza politica e di rinnovamento etico.

E vale la pena ricordare che non a caso Giuseppe Verdi fu membro del primo Parlamento d'Italia, un riconoscimento naturale per quanti avevano dato lustro all'Italia prima della sua riunificazione.

Le note che sentiremo risuonare in quest'aula assumono oggi un significato particolarmente importante perchè rappresentano un omaggio ideale a coloro che fecero l'Italia, ai tanti grandi e piccoli eroi del nostro Risorgimento: giovani e anziani, uomini e donne che lottarono affinchè si realizzasse il sogno di libertà accarezzato nei secoli passati da grandi artefici dell'identità culturale italiana come Dante, Petrarca, Alfieri, Foscolo e Leopardi. Un'identità culturale formatasi nei secoli ad opera del genio creativo della gens italica.

è da tutti risaputo che la cultura è il nostro patrimonio più prezioso, perchè ci definisce nel mondo come Nazione, prima ancora che come Stato.

Non a caso, la sua rilevanza è sancita tra i primi dodici principi fondamentali della Costituzione. Si legge, all'art. 9: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

In quanto tale, la cultura deve essere sostenuta e promossa dalle istituzioni attraverso strutture opportunamente potenziate e valorizzate, e spiace dover rilevare che non sempre ciò è avvenuto.

La musica è la lingua universale dell'arte, in particolare quella lirica è uno straordinario veicolo per il superamento di confini, barriere culturali ed etniche.

Il nostro Bel Canto è conosciuto, seguito e amato in tutto il mondo.

Gli appassionati della lirica vengono in Italia da ogni parte del globo per studiare o per seguire nei nostri teatri le loro opere preferite.

Tra tutti, c'è un popolo particolarmente affezionato alla cultura italiana e soprattutto al nostro Bel Canto: il popolo giapponese, oggi così profondamente colpito da immani calamità naturali e dalle loro imprevedibili conseguenze.

I giapponesi, melomani raffinati e profondi conoscitori di arie note e meno note, sono i più autentici appassionati della nostra musica.

Anche per questo ai nostri amici giapponesi, attorno a cui tutte le Nazioni si stanno stringendo in un abbraccio fraterno e solidale, voglio dedicare questo intenso pomeriggio con il Maestro Muti e con il Coro del Teatro dell'Opera. Nella speranza che nelle splendide strofe del 'Va' pensiero', il popolo del Sol Levante sappia ritrovare «l'aure dolci del suolo natal».

Grazie.

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11 marzo 2011

Lettera circolare

Caro Amico, cara Amica,

in questi giorni abbiamo ricevuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali il contributo tabellare per l’anno 2011, che è di 158.000 Euro (finora non sapevamo neanche la somma esatta del finanziamento) rispetto ai 190.000 del 2010 (meno 16,6%; meno 63% rispetto al 2001). Le spese correnti dell’Istituto (stipendi del Personale di ruolo, affitto, utenze) ammontano a circa 220.000 Euro l’anno.
   Tutti i tentativi che abbiamo fatto per sensibilizzare Deputati e Senatori si sono rivelati inutili, nonostante la disponibilità di forze politiche di schieramenti diversi: il Governo ha respinto tutte le proposte di emendamenti che erano state preparate per il Milleproproghe 2010.
   Dal 1° gennaio abbiamo già dovuto interrompere i contratti a progetto che erano utilizzati per la Redazione editoriale. Qualsiasi forma di programmazione è ormai impossibile.
In questa situazione stiamo valutando fino a quando sarà possibile sopravvivere.
   Le preoccupazioni maggiori sono però per il 2012: la Tabella triennale di finanziamento per le Istituzioni culturali è stata abrogata nel maggio 2010; il Decreto legge Bondi, che avrebbe dovuto sostituirla (farraginoso, complesso e che prevede la presentazione di una domanda annuale per ottenere il finanziamento), è fermo dal novembre 2010 alla Commissione cultura del Senato.
   Ci troviamo di fronte a un vuoto legislativo che può avere conseguenze devastanti per la vita delle Istituzioni culturali; in pratica, siamo tornati alla situazione del maggio 2010 quando il Ministro dell’Economia cancellò, da un giorno all’altro, le 232 Istituzioni culturali della Tabella del Ministero per i Beni e le Attività culturali

Massimo Miglio

24 febbraio 2011
Comunicato stampa dell'Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia Storia e Storia dell'Arte in Roma

Antiche accademie, nuove strategie

LA RICERCA INTERNAZIONALE

Antiche accademie, nuove strategie. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale trentacinque istituti di ricerca, italiani e stranieri già presenti a Roma, appartenenti a diciannove paesi europei ed extra europei, decisero di dare vita all' Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia Storia e Storia dell'Arte in Roma. Il loro ambito di ricerca era, ed è tuttora, inerente a ciò che l'Italia, e Roma in particolar modo, ha di unico al mondo, cioè l'archeologia, la storia e la storia dell'arte. Dallo sforzo congiunto nacquero eccellenti risultati e fertili intuizioni. La ricerca era allora largamente finanziata, anche grazie allo sviluppo e all'espansione dell'economia. La situazione, oggi, è molto diversa, anche in Italia. I membri dell'Unione sono consapevoli della necessità di potenziare le loro strategie di collaborazione delle politiche di ricerca scientifica, a livello europeo e mondiale. Ecco perché, alla vigilia del 150. anniversario dell'unità d'Italia, tutti i membri desiderano esprimere la speranza che agli istituti italiani, loro partners romani, sia data la possibilità di continuare le loro attività, ora fortemente a rischio, in un fruttuoso dialogo con i loro partners all'estero. Soltanto così questa rete di eccellenza nella ricerca, assolutamente unica al mondo, potrà rimanere operativa a Roma. Antiche accademie, nuove strategie: questo il messaggio che i direttori di tutti questi istituti desiderano trasmettere, Giovedì 24 febbraio, al Centro della Stampa internazionale, Via dell'Umiltà, 83/C 00187 Roma, ai giornalisti e corrispondenti della Città Eterna.

Appello pubblicato su la Repubblica, 25-02-2011 (scarica in formato pdf)

11 febbraio 2011
Il giorno 11 febbraio all'Accademia dei Lincei, il Presidente della classe di scienze morali, storiche e filologiche, Prof. Quadrio Curzio, ha illustrato la situazione dell'Istituto storico italiano per il medio evo ed ha presentato il Libro bianco.

3 febbraio 2011
Il 3 febbraio, organizzata dal senatore Della Seta, con la presenza del senatore Vincenzo Vita e con la solidarietà dichiarata di altri membri del Senato, si è tenuta nell’aula Nassiria del Senato, una conferenza stampa con la presenza del Consiglio Direttivo e di rappresentanti dell’Istituto, a cui hanno partecipato Michel Gras (direttore dell'Ecole française de Rome), Michael Matheus (direttore dell'Istituto Storico Germanico di Roma) e Ricardo Olmos (direttore della Scuola spagnola di Storia e Archeologia di Roma)
Comunicato stampa
Interventi dei proff. M. Gras, M. Matheus, R. Olmos

2 febbraio 2011
Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 276 del 02/02/2011

SULL'AUDIZIONE DELL'ISTITUTO STORICO ITALIANO PER IL MEDIO EVO

Il PRESIDENTE [sen. Guido Possa] dà conto dell'audizione dei rappresentanti dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo, svolta oggi in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, i quali hanno consegnato una documentazione che, non appena tecnicamente possibile, sarà resa disponibile per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione.

Rileva indi con rammarico la difficile situazione dell'Istituto dovuta all'incertezza del contributo statale per il 2011, nonostante esso possa vantare una tradizione di altissima qualità dal punto di vista scientifico e culturale. Riferisce pertanto che intende manifestare formalmente al ministro Bondi l'interesse della Commissione a che si trovi una rapida soluzione a favore dell'Istituto.
Conviene la Commissione.

31 gennaio 2011
Libro bianco dell'Istituto
Il libro bianco è un documento sintesi dell'iniziativa Medioevo negato che è stato inviato ai mass media e ai componenti delle Commissioni Cultura di Camera e Senato
Leggi in formato PDF

25 gennaio 2011
Interrogazione a risposta scritta 4-04418, On. R. Della Seta
Leggi in formato pdf

18 gennaio 2011
Lettera del Presidente del Senato della Repubblica, On. R. Schifani
Leggi in formato PDF

14 dicembre 2010
Lettera del Presidente dei Monumenta Germaniae Historica prof. Dr. Rudolf Schieffer
a sostegno dell'Istituto - Leggi in formato PDF

3 dicembre 2010

Lettera del Presidente della Camera, On. G. Fini (formato pdf)
lettera Fini

30 novembre 2010

Lettera del Presidente del Senato, On. R. Schifani (formato pdf)
lettera Schifani

Lettera del Presidente dell'Istituto all'On. R. Schifani (formato pdf)

25 novembre 2010
Si celebreranno i 150 anni dell’Unità con la chiusura degli Istituti storici nazionali!
Comunicato stampa della Giunta centrale per gli studi storici

23 novembre 2010
Intervento del Presidente Napolitano in occasione della consegna dei Premi "Vittorio De Sica"
Testo del discorso

19 novembre 2010
"Incremento delle risorse necessarie a garantire la continuità dell’attività svolta dagli Istituti culturali"
Intervento in aula dell'On. Ghizzoni nella discussione della legge di stabilità per illustrazione dell'ODG

16 novembre 2010
Diritto alla cultura
Lettera del Presidente

12 novembre 2010
Adesione alla MOBILITAZIONE NAZIONALE FEDERCULTURE sulla manovra finanziaria
Comunicato del Presidente

28 ottobre 2010
Lettera del Presidente e del Consiglio Direttivo

26 luglio 2010
Settima lettera del Presidente dell'Istituto

12 luglio 2010
Sesta lettera del Presidente dell'Istituto

8 luglio 2010
Dichiarazione di Jacques Le Goff

8 luglio 2010
Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma
Sent: Wednesday, July 14, 2010 9:53 PM
Subject: lettera alle autorità italiane

Ai direttori degli istituti membri dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma – Loro sedi.

Sulla base di quanto deciso nell’ultima seduta dell’Assemblea Generale, in data 8 luglio 2010 il Presidente dell’Unione, professor Walter Geerts, ha inviato, a nome dell’intera Unione e quindi anche di tutti i singoli istituti, una lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, in difesa degli istituti italiani minacciati dalle misure della recente manovra finanziaria. Accludo per vostra conoscenza il testo della lettera inviata all’on. Berlusconi (identico a quelle a Napolitano e Bondi, se non per i necessari adattamenti).

Con i più cordiali saluti
Paolo Vian

All. Appello dell'Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma

8 luglio 2010
Appello del Centro di cultura e storia amalfitana

5 luglio 2010
Quinta lettera del Presidente dell'Istituto

24 giugno 2010
Appello degli istituti culturali

22 giugno 2010
DECRETO-LEGGE RECANTE MISURE URGENTI IN MATERIA DI STABILIZZAZIONE FINANZIARIA E DI COMPETITIVITA’ ECONOMICA - art. 7, comma 22
Quarta lettera del Presidente dell'Istituto

7 giugno 2010
Terza lettera del Presidente dell'Istituto

3 giugno 2010
Seconda lettera del Presidente dell'Istituto

31 maggio 2010
Prima lettera del Presidente dell'Istituto

Adesioni

Elenco adesioni

Accademie des Inscriptions et Belles Lettres de l'Inst. de France (Secrétaire perpetuel)
Accademie des Inscriptions et Belles Lettres de l'Inst. de France (President)
Archivum Bobiense
Centro di Studi Normanno Svevi. Univ. di Bari
Centro tedesco di studi veneziani
Deputazione subalpina di storia patria
Dip. di studi sulle società e le culture del Medioevo. Università La Sapienza
Dpt. di Studi Medioevali Umanistici e Rinascimentali. Univ. Cattolica Sacro Cuore
Dpt. di Latinità e Medioevo. Univ. di Salerno
École française de Rome
Humboldt-Uni. Berlin. Inst. f. Geschichtswissenschaften
International School of Ius Commune. Erice
Inst. de Recherche et d'histoire de textes. CNRS
Istituto storico germanico
Monumenta Germaniae Historica
Universität Duisburg-Essen. Historisches Inst. Mittelalterliche Geschichte
Universität Leipzig. Historisches Seminar
Universität Würzburg. Inst. f. Geschichte
Universität Wien. Inst. f. Geschichtsforschung
Westfalische Wilhelms-Universität Munster. Seminar f. Mitt. u. Neuerekirchengesch.
Mediävistenverband e.V.

Video e audio

MEDIOEVO NEGATO

2o ottobre 2010
Intervista a Massimo Miglio per Medievalnet

19 ottobre 2010
Intervista a Massimo Miglio per Fuori Aula Network La Web radio dell'Università di Verona

Rassegna stampa