Istituto. La sede. Storia

  Nell’adunanza di Giunta del 10 dicembre 1923, il Presidente dell’Istituto storico italiano, Paolo Boselli, riferiva in merito alla comunicazione del Ministero degli Affari esteri con la quale si invitava a liberare in breve tempo i locali concessi in uso all’Istituto a Palazzo Chigi. Nella discussione tra i presenti, Carlo Calisse, Gerolamo Biscaro, Pietro Fedele, Vittorio Fiorini, Ignazio Giorgi e Ernesto Mancini, venne sostenuta l’ipotesi già precedentemente formulata di reperire una sede nel Palazzo dei Filippini, dove già operava la Società romana di storia patria; fiducioso si dimostrava in tal senso Pietro Fedele, allora membro della Giunta, che ricordava come il Presidente Mussolini avesse preso «impegno formale di dare un’altra sede all’Istituto» nel caso di impossibilità a restare a Palazzo Chigi.
I tempi del trasferimento si rivelarono tuttavia ben più lunghi dello sperato, tanto che per un periodo di transizione le riunioni vennero ospitate dal Gran Magistero dell’Ordine Mauriziano. Della data dell’inaugurazione si ebbe a parlare nel febbraio 1925, poi nel novembre, e fu in seguito ulteriormente rimandata. I primi mesi di permanenza nel complesso borrominiano furono disagevoli, in quanto i locali necessitavano di numerosi interventi di primaria importanza nonché di miglioramenti negli accessi dall’esterno e nel decoro del contesto in cui l’Istituto veniva ad inserirsi. L’Istituto divideva infatti l’ingresso con il Commissariato di Pubblica Sicurezza tramite «una scala buia, angusta, sudicia …, tra un andirivieni di gente d’ogni sorta», per la quale i lavori cominciarono soltanto nell’autunno 1929.
La possibilità di creare un’entrata dal portone principale di piazza della Chiesa Nuova, sebbene caldeggiata instancabilmente, non divenne mai realtà. Altri inconvenienti si ponevano: nell’aprile 1926, per esempio, si faceva richiesta al Governatorato di Roma per una porta «più solida e decorosa dell’attuale» e di servizi igienici «di cui l’Istituto è completamente sprovvisto»; nel novembre seguente si segnalava un condotto dell’acqua deteriorato, «che in tempo di pioggia perde acqua»; nel maggio 1930 era la volta del riscaldamento, assente in una parte dell’Istituto «dove d’inverno si gela»; e così via.
A lato della richiesta di un regolare contratto di concessione gratuita (ottenuto nel luglio 1927), cominciava inoltre la lunga vicenda per la ristrutturazione della sede e delle scale, che con fasi alterne arrivò a coronamento con i lavori della grande sala delle conferenze terminati nel 1933.
Costante negli anni (a prefigurare il presente) la ricerca di nuovi spazi. Nell’agosto 1929 il Governatore di Roma, Francesco Boncompagni Ludovisi, proponeva le due stanze al primo piano, allora occupate dalla Segreteria amministrativa del Pubblico Impiego. Poco dopo Boselli faceva richiesta del vano scale al pianterreno, e di lì a poco tornava ad insistere allettando il Governatore con l’ipotesi di presentare l’Istituto a lavori ultimati al Capo del Governo in occasione del 21 aprile seguente. Una stanzetta per il magazzino dei libri, precedentemente occupata dall’Archivio della Pretura di Campagnano, fu concessa nel novembre 1930, mentre nell’agosto 1933 due stanze al piano superiore, in uso all’Unione Storia ed Arte, furono assegnate al Comitato nazionale di scienze storiche, che vi rimase fino al 1936.
I lavori di miglioramento delle stanze riservate alla Biblioteca risalgono al 1934-1935, e videro la sistemazione dell’attuale sala di consultazione, completa di scaffalature e ballatoio. Da allora interventi rilevanti non ci sono stati, se non per gli arredi. A proposito dei quali, potrà essere di qualche interesse ricordare come molti siano pervenuti in deposito dal Ministero della pubblica istruzione, dalla Biblioteca della Camera (19 metri di librerie in legno) e che quadri pregevoli erano stati consegnati nel 1931 dalla Soprintendenza alle Gallerie ed alle opere d’arte medievali e moderne del Lazio.
L’ultimo atto di liberalità nei confronti dell’Istituto è del Comune di Roma e risale al 1961. Il 24 febbraio di quell’anno vennero concesse due stanze attigue, con entrata indipendente sullo stesso pianerottolo, per ospitare l’Amministrazione. L’uso se ne è protratto fino al maggio 1992, allorché venne interdetto per problemi strutturali alle volte, poi sanati, e di fatto revocato nel 2002.