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L’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo partecipa al dolore per la scomparsa di Carlo Ginzburg (1939-2026)

Con Carlo Ginzburg si è spenta una delle voci che più profondamente hanno inciso sul modo di concepire il mestiere di storico nel nostro tempo. Allievo di Delio Cantimori alla Scuola Normale di Pisa, formatosi anche al Warburg Institute, egli ha attraversato per oltre mezzo secolo i confini fra epoche, discipline e tradizioni storiografiche, restituendo dignità di indagine alle figure rimaste ai margini delle fonti.

A partire da I benandanti (1966) e da Il formaggio e i vermi (1976) fino a Storia notturna (1989), Ginzburg ha mostrato come dall’analisi ravvicinata di un singolo caso – un mugnaio friulano, una credenza contadina, una stratificazione di miti – potesse aprirsi una via di accesso a interi universi mentali altrimenti silenti. La sua riflessione sul «paradigma indiziario», sul rapporto fra prova, retorica e verità, e sulla distanza che separa lo storico dal proprio oggetto, ha lasciato un’eredità metodologica che eccede largamente i confini cronologici dell’età moderna nella quale principalmente operò, e con la quale la medievistica resta in dialogo costante.

L’Istituto si stringe ai familiari e alla comunità degli studiosi, nella consapevolezza che il suo magistero continuerà a interrogare quanti fanno della ricerca storica un esercizio di rigore e di libertà. Lo scorso maggio Carlo Ginzburg aveva ancora voluto essere presente – con un intervento e con il suo sostegno alla organizzazione e alla realizzazione – per il convegno Marc Bloch (1886-1944). Letture dall’Italia, promosso dall’Istituto insieme all’Accademia Nazionale dei Lincei, all’École française de Rome e alla Sapienza: un contributo che resta oggi tra gli ultimi segni della sua fedeltà alla ricerca storica come impresa comune.

Il Direttore e il personale tutto dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo